mercoledì 14 marzo 2012

Vizi e virtù di un bravo cactofilo

Oh, allora, dicevamo... le caratteristiche di un cactofilo doc.
Come sempre io non faccio testo, ma da neofita come mi considero tuttora, ho capito che solo le  persone dotate di certe caratteristiche, o che riesce a farle proprie, riescono ad esercitare con successo questo meraviglioso hobby verde.
Che poi a ben pensarci sono indispensabili in qualunque "giardiniere", anche se non cactofilo... 
E vabbè, è una vita che ho questo post in bozza e ormai ve lo sorbite muti e rassegnati.

Una passione ricambiata?
Ho parlato di solitudine, perché se da una parte può essere un hobby da condividere con altre persone, scambiandosi esperienze tramite incontri, mostre, forum, social-network, dall'altra si espleta praticamente da soli: tu e le tue piante, da osservare, ammirare, rinvasare, annaffiare, fotografare... sono rari i casi in cui questo si possa fare in compagnia, come quando ad esempio hai la fortuna di avere un compagno o una compagna con la tua stessa passione (non è il mio caso). 
Personalmente stare sola con le mie piante mi procura sollievo e relax, pace e armonia di sensi: sarò sulla strada dell'eremitismo?


L'Oreocereus trollii
incriminato
Ecco, ho nominato la parola magica, la base, il motore, l'inizio del tutto, ovvero la passione, senza la quale non ti avventureresti mai in un mare di spine acuminate e perfide, e senza la quale rinunceresti ai primi inevitabili insuccessi, cambiando presto hobby... che poi, a ben pensarci, chi ce lo fa fare di smaneggiare certe armi contundenti e circondarsi di spine minacciose, e lo sa bene mia figlia che a 4 anni si è seduta sopra un Oreocereus trollii e ancora se lo ricorda? 
Solo la passione, naturalmente!


Le fanno compagnia santa pazienza e sorella costanza: vanno sfoderate tutto l'anno. Quanto tempo si deve pazientemente aspettare prima di vedere fiorite certe piante... mesi, anni!
Prendiamo ad esempio gli Echinocactus grusonii, come anche molte specie colonnari: neanche 20 suocere sedute sopra potrebbero convincerli a fiorire prima del loro naturale sviluppo a stadio adulto, il che può anche significare diventare vecchi prima di loro. 
Nella semina poi, il cactofilo ha pazienza da vendere: ci si stanca prima ad aspettare la pensione, piuttosto che attendere il primo fiore di Ariocarpus seminato da se stessi. 
La crescita estremamente lenta di alcune specie rende l'attesa lunga e snervante, ma alla fine la soddisfazione sarà ampiamente ripagata (l'attesa della pensione, per contro, sarà sicuramente meno appagante).
Inoltre i cactus si godono costantementeè vero che hanno il loro periodo di quiescenza, ma non per questo si coltivano 6 mesi sì e 6 mesi no. Bisogna essere assidui nel tempo per capire le esigenze delle piante più rognose, per cui il ciclo vegetativo di una pianta non si esaurisce in un anno o peggio in una stagione, per cui il vero cactofilo è colui che dopo averne studiato il comportamento, non l'abbandona a se stessa (se non per ragioni di spazio), ma continua a coltivarla con amore finché dura.

Aloe arborescens, una delle
prime piante acquistate
Con amore... eccerto, perché il cactofilo è affetto anche da un inguaribile romanticismo: si affeziona alle piante che ha, guarda con nostalgia il primo cactus acquistato anni prima che ancora sopravvive miracolosamente alle sue cure, ripensa con un sorriso ai primi sbagli con cui lo ha martoriato... eeeehhh, sospirone! 


Vogliamo ricordare le dosi massicce di cocciutaggine e perseveranza che occorrono? Mai farsi prendere dallo sconforto, anche perché non sempre è colpa nostra se le piante decidono di passare a miglior vita o di non fiorire o di non avere un aspetto così florido: stiamo parlando di piante che vivono a migliaia di km di distanza da noi (intendo noi italiani), in habitat completamente diversi dai nostri e che non conosciamo (a meno che non si ha la fortuna di visitarli dal vivo, desiderio per il quale il cactofilo vive), per cui è difficile ricrearne le caratteristiche ideali, ma per nostra fortuna hanno un'alta capacità di adattamento.
L'ultima compianta Matucana
Difficilmente quindi il cactofilo si scoraggia di fronte ad una delusione, piuttosto ne trae insegnamento per non ripetere gli stessi errori: è per questo che dovrò trovare presto una nuova Matucana madisoniorum da far marcire, visto che con due ci sono riuscita benissimo... demordere mai, ma certo, perseverare è diabolik.

L'umile ma allegro fiore
di Sedum palmeri



L'umiltà secondo me è una qualità da non sottovalutare, di solito nascosta ma alla lunga apprezzabilissima. Il bravo cactofilo anche dopo decenni di coltivazione, si riconosce dalla capacità di mettersi in discussione e di non assurgere mai al ruolo di "signor sò tutto io", perché il campo è vasto, costantemente in evoluzione, pieno di nuove scoperte e di novità che sorprendono anche dopo una vita spesa dietro alle piante grasse. Evito di parlare di botanica e tassonomia, perché solo gli studiosi possono farlo... andiamo quindi avanti.

Altre due qualità non secondarie sono la precisione e l'ingegno: conosco cactofili così precisi che pesano al grammo le quantità di componenti da mischiare al terriccio. Ma la precisione serve anche nel centrare una pianta nel vaso, ad esempio, e soprattutto nel catalogare le piante secondo la loro giusta nomenclatura o nell'appuntarsi nel modo più ingegnoso possibile i vari dati di coltivazione: innaffiature, concimazioni, rinvasi, dati di località, data di semina, e così via.
Che dire poi degli accorgimenti tecnici e manuali, tipo costruirsi una serra, creare nuovo posto alle sempre più numerose piante, farsi bastare quello che si ha a disposizione? Occorrono informazioni, certo, ma l'ingegno è imprescindibile.

Un bravo grassofilo deve essere anche pieno di spirito: cioè, capiamoci, se vuole entrare in serra ubriaco sono fatti suoi! In realtà intendo spirito di osservazione, spirito critico, spirito di iniziativa. Solo osservando le piante con il giusto spirito critico può capire se una pianta sta crescendo, si sta mummificando, si sta ammalando, e capire così se stiamo agendo in maniera corretta, sfoderando all'occorrenza un pronto spirito di iniziativa in caso di intervento urgente.
L'infida cocciniglia radicale

Ovviamente per esercitare al meglio questi "spiriti" occorre una cosa fondamentale, che dal canto mio sta iniziando a mancare: una buona manciata di vista buona. Solo grazie ad un occhio allenato e soprattutto a 10/10, ti puoi accorgere di cocciniglie vaganti o piccole ragnatele, notare cambiamenti nella forma, nel colore, nella consistenza.
Per contro, non ci vuole solo occhio per apprezzare anche le cose piccole, una nuova tenera spina, un pelucchio pronunciato, un bocciolo che sta per scoppiare, un minuscolo fiore dalla vita breve: per queste cose, occorre sapersi stupire come un bambino.