giovedì 2 febbraio 2012

Questo grosso, grasso inverno cactofilo

È arrivato l'inverno, quello del freddo becco, quello della neve fino a mare, quello della tazza di cioccolata calda che ti scalda le dita, quello che le domeniche ti crogioli al crepitìo del caminetto, quello che sonnecchi davanti alla tv con le gambe sotto il plaid, quello che indossi mezzo guardaroba solo per andare a far spesa, quello che ricopri tutte le piante delicate per paura che muoiano di freddo e poi magari muoiono uguale... 
Ed io sono in piena stasi vegetativa, come le mie grasse. Catalettica, apatica, letargica, svogliata, pigra, addormentata... si nota anche dal blog, vero?


Othonna capensis, a fioritura invernale
L'inverno per noi cactofili è lungo e snervante, si diverte a metterci alla prova. Le fioriture sono rare, le cose da fare poche, e la voglia di mettere le "mani in pasta" tanta.
È vero, c'è chi armeggia con le piante tutto l'anno: chi, avendone la possibilità (leggi temperature miti) rinvasa tutto l'inverno, chi semina in germinatoio anche con temperature esterne sottozero, chi le scambia come fossero figurine doppie, chi fa ordini online (per poi pentirsene, magari) o chi bazzica i garden in zona per soddisfare la voglia compulsiva di acquisto,  chi, come me, le controlla da vicino almeno una volta a settimana per accorgersi in tempo di eventuali problemi, cocciniglia o marciumi in primis.

Una gioia colorata che rallegra l'inverno: la Schlumbergera
Per quanto mi riguarda, rinvasare ora non se ne parla proprio... col cavolo che vado fuori a battere i denti dal freddo! No, non inizierò prima di fine febbraio o inizio marzo, intanto faccio asciugare della composta in casa per sicurezza ma... cos'altro rimane da fare quindi?

Si può passare il tempo sfruculiando nei siti di famosi vivaisti che vendono per corrispondenza e aggiornare la lista dei desideri; si possono ordinare dei semi; si possono consultare dei libri specializzati per approfondire la coltivazione e la conoscenza di taluni generi; si frequentano le riunioni delle varie associazioni cactofile; si possono scorrere pagine e pagine di fotografie sul web per identificare le piante rimaste ancora senza cartellino; e soprattutto si leggono i vari forum, un po' per tenersi in contatto con gli amici virtuali e un po' per aiutare qualcuno bisognoso di consigli.

I boccioli di Aloe variegata
fanno capolino in pieno inverno
In definitiva, però, penso che il cactofilo sia una persona che fondamentalmente vive le sue giornate in solitudine: in serra, o in giardino, a contatto con le spine, svasa, controlla, sradica, cura, fotografa... per lo meno a me succede di passare pomeriggi domenicali in beata compagnia di me stessa e delle mie piante. A volte ci si sente anche un po' emarginati: chi non coltiva la tua stessa passione (vedi un marito, una moglie, un'amica, una sorella, una vicina di casa) difficilmente comprende perché ami toccare quelle piante così ostiche, e così autosufficienti che vivono senza acqua, senza luce, dentro casa come soprammobili vicino al vaso di cristallo o tra le mensole della libreria... eh, beata convinzione.
Aloe haworthioides,
attualmente in fiore
E così, a parte quei rari momenti di incontri dal vivo, è facile trovarsi in perfetta solitudine a rimirar spine, in pace con se stessi. E manco ti dispiace granché.

Ma questa non è la sola prerogativa di un bravo cactofilo, ce ne sono molte altre, ma ve ne parlerò a breve... in questa migragna di argomenti invernali, perché sprecarne due nello stesso post?