mercoledì 16 luglio 2014

Post in spalla e vai

Sottotitolo: Le ultime parole famose


Breoggubadi? No, non penso, ormai mi conoscete. Sapete che sono incostante ma soprattutto indaffarrata e tremendamente svogliata. Potrei promettervi di non assentarmi più così a lungo, ma so già che farei la figura della bugiardona, quindi per il momento vi tranquillizzo dicendovi che: sò viva, viva e soprattutto vegeta, come dimostrano i chili messi su ultimamente. 
I miei cactus hanno già sfoggiato le loro migliori fioriture, altri hanno fatto harakiri, altri ancora campano senza progressi eclatanti, cocciniglie e acari convivono allegramente in Sierra Morena... tutto regolare insomma. 
Qualche cambiamento c'è stato, certo, il lavoro in primis, nuovi colleghi, nuovi direttori generali, nuovi problemi, nuovi orari; qualche pensiero qua e là, qualche impegno familiare, qualche fisima nuova, un po' di depressione, le mie solite paranoie... Ma insomma, non sono mica tornata per ammorbarvi con le mie cose, quindi gambe in spalla, o meglio, post in spalla, e ricominciamo a scrivere qualche nuova cactata allegra e spensierata.
Il problema non è che non ho niente da dirvi, anzi il contrario, se potessi memorizzare post vocali vi seppellirei di parole; il problema è che buttarli giù nero su bianco mi rimane un peletto più complicato, perché il mio maledetto perfezionismo mi porta a leggere e rileggere ciò che scrivo, perdendo in spontaneità, ma guadagnando forse in qualità, nei dovuti limiti. Pertanto per il futuro dovrò cercare di essere più veloce e meno riflessiva, col risultato che la forma sarà peggiore, ma il contenuto almeno sarà più sostanzioso di un aggiornamento ogni tre mesi. Forse. Ce provo.
Quello che è sicuro è che potrò rubare sempre meno tempo al lavoro per scrivere i miei post del cactus, alla famiglia a cui devo assicurare un minimo di sopravvivenza, al sonno per me più sacro di una reliquia, alla casa che sembra la stiva di una nave piena di clandestini, ai cactus che mi riempiono di soddisfazione nonostante le poche cure, e loro per contro si riempiono di cocciniglie, agli amici, quei pochi, anzi di meno, che mi sono rimasti, alle fotografie pseudo-artistiche che provo disperatamente a scattare.
E già, la fotografia. Mi sta occupando sempre più quel poco tempo libero rimasto, accidenti alle passioni che mi si sviluppano come fagioli magici. Prende tempo per praticarla e tempo per studiarla, e non solo, prende anche soldi, ma lo fa in maniera piacevole e mi fa stare bene. Non mi illudo assolutamente di diventare un lume nel vasto panorama fotografico mondiale, ma potrei sempre aspirare a diventare una mezza torcia: per adesso sono solo una mezza calzetta.
In conclusione, sono sicuramente un po' spenta, poco motivata per tanti... motivi, tanto svogliata, ma non voglio abbandonare le cose a cui tengo di più, come questo blog.
L'autodistruzione è annullata, il conto alla rovescia è interrotto, io sono qui e non mi spegneranno mai.
(Ecco il motivo del sottotitolo).