lunedì 4 febbraio 2013

Viste da sotto

Dopo averle viste da vicino, vediamole anche da sotto... tutte ignude, evvai!
Durante i rinvasi, mi soffermo spesso ad osservare, e fotografare a futura memoria (visto che la mia è labile), le radici delle piante: alcune sono davvero impressionanti, delle vere opere d'arte della natura.
Le mostro anche a voi, così possiamo gustarci insieme le varie tipologie di radici, premettendovi che: primo, sono tutte piante giovani, per lo più al primo rinvaso, senza un grosso apparato radicale, dunque, ma comunque piuttosto esplicative; e secondo, che potete rilassarvi, non farò un trattato di botanica, perché botanica non sono, ma condividerò con voi delle mie semplici osservazioni personali. 

Innanzitutto, sappiamo che la radice è una delle parti succulente che contraddistingue una pianta grassa, insieme al fusto e alle foglie.

Quelle che preferisco in assoluto sono le radici napiformi e a fittone: onestamente, non so spiegarvi la differenza fra le due, so solo che riescono a risultare addirittura affascinanti, grazie al fatto che spesso questo tipo di radice è più voluminosa della pianta stessa. Le "nape" più imponenti appartengono soprattutto ad Ariocarpus, Coryphantha,  Thelocactus, ma possiamo trovarle anche tra le Mammillarie, Lobivie, Frailee, Puna, Sulcorebutia ecc...




Due Frailee
Coryphantha macromeris
Per mettere a dimora queste piante, prediligo un vaso profondo che riesca a contenere tutto l'apparato radicale senza che vada a toccare il fondo; bisogna inoltre fare attenzione a maneggiarle perché ad esempio, se si danneggia la radice di un Ariocarpus sono cavoli amari. Dopo il rinvaso aspetto sempre almeno due settimane prima di annaffiare, oltre ad un identico tempo per l'asciugatura, proprio per avere la certezza che qualsiasi eventuale ferita si sia cicatrizzata perfettamente.


Quello che più sorprende talvolta, come dicevo, è la mancata corrispondenza tra la parte epigea (fuori terra) e quella ipogea (sotto terra): a volte il corpo della pianta è addirittura inferiore all'ingombro dell'apparato radicale. Non facciamoci perciò ingannare da una piccola pianta come la Pelecyphora qui sotto: con una "patata" così lunga, occorre un bel vaso stretto ma profondo.


Aggiungo anche che per radici di questo tipo, più delicate, preferisco usare una composta molto minerale, ovvero con una percentuale massiccia di inerti (pomice, lapillo, pozzolana, ghiaia ecc...).


Altre piante che annoverano radici carnose appartengono a generi come GymnocalyciumAcanthocalyciumSulcorebutia, ed anche Crassulaceae, tipo Adromischus e Haworthia; ogni specie ha comunque una radice a sé.


Lo Pterocactus tuberosus deve il nome proprio alla sua radice succulenta.
Le Haworthie invece traggono in inganno con le loro piccole forme esterne, ma nascondono un apparato radicale carnoso ed importante, che si sviluppa anche molto velocemente, cosa che costringe a cambiare vaso spesso se non se ne adotta uno bello grande fin dall'inizio.


Troviamo poi tra le cactacee anche radici fascicolate, spesso appartenenti a generi di grande dimensione come i Ferocactus, gli Echinocereus o i Gymnocalycium.
Per queste piante sono sufficienti vasi non eccessivamente profondi, come ciotole, o a tronco di cono, sufficientemente larghi, in quanto le radici sviluppano in larghezza e non troppo in lunghezza.




Un'ulteriore tipologia di radici sono quelle aeree, che caratterizzano soprattutto le epifite (Epiphyllum, Selenicereus, Hylocereus, Schlumbergera ecc...) ed alcune succulente a foglia come molte Crassulacee (Echeveria, Pachyphytum, Adromischus): servono a catturare l'umidità ambientale ma anche ad aggrapparsi o arrampicarsi.




Un piccolo cenno alle piante dotate di caudex, il fusto legnoso, carnoso, simile ad un grosso tubero, che funge da riserva d'acqua, le quali fanno partire da esso radici che possono essere fascicolate come nella Dioscorea o carnose come nell'Adenium. Ma sui fusti succulenti ci soffermeremo in seguito.



Se in futuro avrò da mostrarvi radici più particolari e voluminose, non mancherò di annoiarvi ancora (gente avvisata...); per il momento mi fermo qui, spero abbiate gradito e di non essere stata troppo... radicale! (mancava la battuta finale... o no?).