lunedì 20 febbraio 2012

Freddo e gelo: test di resistenza del cactus

Giuro che poi non vi parlo più della neve, lo prometto!
Ma ora, ditemi voi, può un blog del cactus non parlare della corrispondenza d'amorosi sensi tra neve e piante grasse?
Eccerto che no, deve parlarne per forza.
Perché è stata una nevicata del cactus ma anche sui cactus, letteralmente.
Perché la neve per i cactus è come un chiodo infilzato nella ruota dell'auto, come il sale nel caffè al posto dello zucchero, come un perizoma su una taglia 56, come la carta igienica delle ferrovie dello stato sul didietro, come un asciugamano lavato senza ammorbidente, come un brufolo in mezzo alle chiappe, come il viola abbinato al marrone, come il baby shampoo johnson's che cola sugli occhi, come... insomma, non è mortale, ma se ne fa volentieri a meno! È fastidiosa, potrebbe causare danni, è terribile da vedere, ti fa esclamare: orrore!

Tutti gli anni attuo qualche esperimento per testare la resistenza al freddo delle mie piante grasse: di solito sacrifico quelle a cui tengo di meno, quelle che so che al 90% potrebbero resistere, quelle che posso in qualche modo recuperare tramite talea, e infine quelle divenute troppo grandi da non riuscire a ricoverare altrove.

Quest'anno però sono andata oltre, mio malgrado: la neve, scendendo a vento, è riuscita ad intrufolarsi dentro la serra tramite dei piccoli pertugi (da me considerati erroneamente di poca importanza) presenti sul telo esterno, causa usura.
La situazione che ho trovato dopo la nevicata è stata questa:



Il caso, sadico al quadrato, vuole che le piante colpite dalla neve siano proprio alcune tra le più delicate, come gli Ariocarpus. 
Ripulite ed asciugate, le ho riportate in serra, al freddo, senza pietà. Al momento non danno segni di cedimento, ma potrò saperlo con certezza solo alla ripresa vegetativa. Vi terrò aggiornati su questo piccolo winter-test avvenuto, come va di moda dire attualmente, a mia insaputa
Mi auguro per lo meno che cocciniglia e ragnetto rosso siano schiattati dal freddo.


Le piante che tengo nelle balconette esterne, quelle esposte ai 4 venti sul balcone e quelle coperte solamente da un velo di tnt subiscono i miei classici esperimenti invernali: ogni invernata azzardo a lasciar fuori una pianta diversa. Quest'anno però lo strato nevoso è stato più esagerato del solito ed ha messo a dura prova anche la tempra di quelle più forti.






Molte di loro sono piante rustiche, come i Sempervivum per i quali non nutro alcuna preoccupazione.


Altre considerate particolarmente resistenti, come alcuni Sedum, il Graptopetalum paraguayense, l'Aptenia cordifolia, alcuni Delosperma, hanno comunque risentito del gelo, compreso l'indefesso Sedum palmeri.
Graptopetalum paraguayense
Sedum palmeri patito ma non perito
Al Sedum kimnachi il gelo ha fatto un baffo
Carpobrotus edulis parecchio sofferente, ergo non resiste al gelo troppo prolungato
La barba di giove se la cava con qualche bruciatura
L'inossidabile Graptosedum F. Baldi
Delosperma cooperi allo stremo, ma vivo

Le piante sul trespolo coperto da un telo in tnt -corto-, non se la passano molto bene, ma conto di salvare qualche talea da cui ripartire, dopo aver sfoltito tutte le parti "lesse" che inevitabilmente seccheranno e cadranno.

Sedum burrito dimezzato, per fortuna ne ho un altro
Senecio macroglossus molto sofferente, recupero arduo
Sedum morganianum: il tnt non lo copriva del tutto... e si vede

Dopo uno sguardo dentro le serrette chiuse da giorni, sono stata travolta da altre brutte sorprese: piante che svernano felicemente in serra fredda da alcuni anni, anche a temperature molto basse, quest'anno purtroppo hanno fatto harakiri; difficilmente le recupererò, ma potrò averne la certezza solo fra un paio di mesi.
Altre riportano segni di sofferenza, come alcune Aloe (tranne l'irreprensibile arborescens), mentre Haworthie, Echeverie, Adromischus e Crassule non manifestano stress, per ora.

Epiphyllum anguliger: malgrado sia abituato da 3 anni
a svernare in serra fredda, quest'anno ha sofferto come un cane.
Per fortuna ho diverse talee già radicate
Aloe sp. con macchie
Anche le Agavi hanno sofferto, forse a causa di una combinazione
letale di freddo e sole che le ha anche scottate

Le Kalanchoe quasi tutte perse... e pensare che la blossfeldiana sta fuori da più di 5 anni
L'Echeveria agavoides noncurante di tutto, continua ad allungare gli steli floreali
Che dire della Scilla, così depressa? lo scopriremo solo vivendo
Senecio crassissimus: perso per perso per 3,14,
proverò a recuperare delle talee buone
Come potete facilmente constatare, i decessi e le sofferenze si riferiscono in maniera particolare a piante succulente a foglia. Le cactacee invece sembrano non presentare problemi: se perfettamente asciutte, riescono a sopportare alla grande temperature anche più basse di quelle avute qui.
Tra quelle che temono umidità e temperature esageratamente basse, c'è il Myrtillocactus geometrizans: quest'anno più che mai patisce terribilmente il freddo, ma non posso far altro che tenerlo in serra fredda. Dovrò tagliuzzare parecchio prima di trovare talee dal tessuto sano da ripiantare; per fortuna ha dei polloni al momento indenni, cresciuti all'apice in seguito a danni da freddo dello scorso anno.


È tutto, spero di essere stata utile anche a voi.
E dopo la carrellata degli orrori, attendo impaziente la primavera per mostrarvi la carrellata dei colori. Bisogna rifarci gli occhi, eggià!