venerdì 22 maggio 2015

Come ti smonto la composizione

Quanti di noi hanno avuto a che fare nella vita con una bellissima, esteticissima, fantasiosissima e soprammobilissima composizione di piante grasse? Quasi certamente tutti: che ce l'abbiano regalata, o che ce la siamo comprata, almeno una è passata tra le nostre mani. Tutti vorremmo che le piante vivessero in quello stato di immobilità e apparente serenità per sempre, ma purtroppo il 99% delle volte muoiono. È così o no?
Bene, la prima cosa da sapere è: se le lasciate in quei vasi, che siano di coccio, di vetro, di plastica, di vimini, di latta o di resina, le condannerete a morte certa. Se poi il contenitore non ha neanche i fori di scolo, iniziate a dare l'estrema unzione. Non date retta a quei fioristi che vi convincono con un "basta spruzzarle con acqua ogni tanto e vivranno benissimo"... ma quando mai!
Occorre separarle  e dare ad ognuna degna sepol... ehm, sistemazione, sempre che desideriate vederle campare a lungo. Nel caso invece, da perfetti egoisti poco ecologisti, preferiate godere della piacevole vista di un boschetto di grasse anche solo per un breve lasso di tempo che può andare da un minimo di una settimana a un massimo di 3 mesi, lasciate la composizione come sta e appena le piantine muoiono, ne comprate un'altra, per la gioia dei fioristi (poco ecologisti). Vorrei far notare tra l'altro un aspetto di non poco conto, e cioè che comprare 4 piantine in vasetti singoli da 5 cm. costerà tra i 4 e i 10 euro al massimo, comprare l'intera composizione almeno il doppio. D'altronde si sa, l'estro si paga.

Ho pensato quindi di scrivere questa piccola guida fotografica, rivolta a tutti coloro che hanno in casa, magari sopra l'ultima mensola della libreria in salotto, una piccola composizione di succulente, ma potrebbe essere utile anche a chi vuole dare nuova linfa alle piantine comprate nei classici vasetti pieni di torba (che serve ad una crescita veloce ma strozza le radici perché si compatta troppo e diventa impermeabile), e si trova davanti all'impossibile missione di svasarle per la prima volta.

Dunque, questa è la composizione che ho ricevuto in regalo un paio di natali fa, tutto sommato meglio di tante altre che si vedono in giro, per lo meno il vaso rosso di coccio era dotato di foro di scolo, tant'è vero che l'ho riciclato per invasarci una bella Haworthia, genere per il quale preferisco il vaso di coccio (ma questo è un altro discorso e sto già divagando come mio solito). 
Indossate un bel paio di guanti e iniziamo le procedure di smembramento.


Estraete tutto il panetto di terra, augurandovi che lo strato di sassolini che spesso mettono in superficie non sia incollato con mezzo chilo di vinavil rendendolo inscalfibile. 


Separate delicatamente le piante cercando di non strappare troppo le radici, ma se dovesse succedere nella maggior parte dei casi non è un grosso problema, ricresceranno (a meno che non parliamo di radici napiformi, ma difficilmente le troverete in questo tipo di composizioni commerciali).


Iniziate a pulire il pane radicale di ciascuna piantina, cercando di togliere completamente il terriccio dalle radici: infilatevi dentro le dita, aiutatevi con dei bastoncini, e se proprio è duro come un mattone, mettetelo sotto l'acqua corrente, sempre che il clima lo consenta: eviterei di farlo in pieno inverno, insomma. Per quest'operazione occorre quindi delicatezza, destrezza e fantasia, io ad esempio in passato mi sono fatta aiutare da mia figlia che con le sue piccole dita sottili riusciva ad infilarsi tra le radici meglio di me. Ora le sue dita sono diventate grandi come le mie per cui devo ricorrere ad altri mezzi.
La cosa importante è che l'apparato radicale alla fine delle operazioni sia completamente pulito.


Ecco le 4 piantine a radici nude e pulite. Vediamo come erano state assortite: da sinistra, una Cylindropuntia, un paio di Echinocereus, delle piccole Mammillaria e un'Euphorbia che nell'abbinamento risulta un po' un'intrusa, visto che non è una cactacea né ha esigenze simili alle altre.


Prima di procedere al rinvaso, lasciate asciugare per qualche giorno le piante in un luogo asciutto ed ombreggiato, anche all'esterno, se le piante sono abituate alle basse temperature; se, come in questo caso, si presume abbiano alloggiato sempre in un locale riscaldato (che può essere un negozio o una serra calda di un garden), meglio lasciarle asciugare in casa.
Se avete lavato le radici, il tempo di asciugatura si allunga di qualche giorno, perché le radici hanno bisogno di cicatrizzarsi per bene, visto che le avremo sicuramente strapazzate un po'.
Preparate una composta idonea per i cactus, che di base è una dose di terriccio universale o per piante fiorite o da giardino (l'ideale sarebbe senza torba, ma purtroppo nei terricci commerciali c'è quasi sempre), una di pomice e una di lapillo, oppure ghiaino o sabbia grossolana, insomma, inerti vari che vanno a rendere più drenante il terriccio.
Ecco le nuove sistemazioni:



Potete trasferirle direttamente in serra fredda lasciandole asciutte ancora per una settimana circa, poi potete iniziare ad innaffiare moderatamente, aumentando quantità e frequenza con gradualità (per quantità intendo finché l'acqua non esce fuori dal vaso, ma deve bagnare bene la terra; per frequenza intendo non più di una volta a settimana, ma anche qui ci sarebbero dei distinguo da fare).

Questa sarebbe la procedura da adottare ogni qualvolta riceviate una composizione di piante grasse, per assicurare loro una vita migliore o comunque una durata maggiore. È vero che finché non ci si fa l'abitudine, sembra di sottoporle ad una tortura atroce, ed in effetti un po' è così, ma questo trattamento permette di godere di queste piante per un periodo molto lungo, se ben coltivate naturalmente.
Se poi, nonostante tutte queste precauzioni, le piante decidono di passare al creatore lo stesso... beh, sappiate che molte delle composizioni sono vecchie, per cui molto probabilmente le piante sono già debilitate o affette da funghi latenti che alla prima innaffiatura seria si scatenano in marciumi irreparabili. Per la cronaca, un paio di piantine sono morte anche a me, altre vegetano bene e l'opuntia l'ho regalata alla prima occasione (solo perché ne ho già un esemplare).

Ed ora, al lavoro!