sabato 10 gennaio 2015

Dal '14 al '15, dando qualche numero - parte seconda

Ed ecco la seconda parte del post, tutta dedicata alle piante grasse, sennò che blog del cactus è? 

Piante grasse & c.
Sul fronte spinoso, posso finalmente aggiungere alla lista dei vivai italiani visitati fino ad ora, il mitico vivaio Autore di Enzo Teodonno, sito a S. Giovanni in Persiceto vicino Bologna. Non ho foto a corredo, ma vi assicuro che è stata una bella gita tra belle piante, bella gente e tanta allegria, nonostante fosse il 29 novembre ed una giornata nuvolosa e nebbiosa: eccoci qua tutti insieme appassionatamente. Pochi ma buoni gli acquisti per i soliti motivi di spazio, scelti accuratamente tra piante piccole, o a crescita lenta o ad alto rischio di manutenzione per i miei standard (se muoiono prima ho più spazio eheheh), come le Islaya (ora Eryosice), con le quali credo che litigherò.
Erano 3 anni che per un motivo o per l'altro rinunciavo per cause di forza maggiore a questa visita, stavolta devo dire grazie alla mia appendice che per fortuna si è svegliata una 15ina di giorni dopo.

PS: Vabbè, lo so che siete curiosi, eccole!

PPS: mi sono ricordata solo dopo la pubblicazione del post, di un fusto di Echinocereus delaetii che Enzo mi ha gentilmente regalato, anzi ne ha regalati due, uno a me e uno a Giuse, perché il resto della pianta era praticamente secco... ahimè, non l'ho neanche fotografato, ma verrà il tempo anche per lui.



Purtroppo, e qui mi faccio seria, una tristissima notizia ha scosso tutto il mondo cactofilo proprio alla fine dell'anno, ed è stata la scomparsa improvvisa di Damiano Sergi, titolare di Meridional Cactus, vicino Lecce. Una breve ma fulminante malattia l'ha portato via per sempre alla vigilia di Natale. Non era solo un vivaista, ma un vero appassionato di piante grasse, competente, dedito, molto più interessato alle piante che ai guadagni che poteva ricavarne. L'avevo conosciuto durante una vacanza in Puglia di un paio di anni fa ed è da allora che ho in bozza un reportage sulla visita al suo vivaio, caotico ma sempre pieno di sorprese. Ero erroneamente convinta di averlo pubblicato, ma non avendolo più fatto, rimedierò quanto prima per rendergli così un mio personale omaggio.

Concludo con una notizia fantastica, ma che potrò giudicare solo quando la vedrò concretizzata: finalmente marito e cognato hanno iniziato i lavori per la posa in opera della tettoia in policarbonato su uno dei balconi, il che mi permetterà, forse, e sottolineo forse, di recuperare qualche cm quadrato in più per le grassocce! Spazio che prevedo di occupare subito con i prossimi rinvasi ormai improcrastinabili, sia di piante costrette in piccoli spazi da troppi anni, sia di alcune semine fatte ad aprile che, faccio le corna, sono eccezionalmente ancora vive, ma shhhh non ho detto niente. 
I lavori vanno a rilento, è freddo e ormai non c'è alcuna fretta, ma so che ce la faremo. 
Prendila così, per non prenderla altrove! Aò, lo dicevo io che sò filosofa. 

venerdì 9 gennaio 2015

Dal '14 al '15, dando qualche numero - parte prima

PREMESSA: essendo uscito un post molto lungo, di una prolissità che manda via la voglia di leggerlo, ho deciso di pubblicarlo in due parti. In ogni caso sappiate che se deciderete di saltare e andare oltre, avrete tutta la mia fraterna comprensione.

Non ho intenzione di scrivere post di amarcord sul 2014 anche perché non ho particolari avvenimenti da amarcordare, né voglio fare promesse per il 2015, perché di solito i miei buoni propositi vanno a farsi benedire. Vi lascio semplicemente un ammasso sconclusionato di notizie recenti che mi riguardano, senza la pretesa che possano interessare a qualcuno, ma giusto così, tanto per registrare il passaggio da un anno all'altro, forse più per me stessa che per altro. Egoist.
E non vi lascerò neanche il classico vergognoso augurio: "Buon anno! Che sia migliore del precedente!"... Eh? Ma va là! Qualche magagna spunta sempre, tranquilli. Che poi, a ben pensarci, è mai possibile che ogni anno sia peggiore di quello passato? Che trascorriamo solo anni pessimi? Non è che siamo diventati incontentabili? Che ci piace tanto lamentarci? O che ci creiamo aspettative troppo "alte"? Boh. Certamente, ci sono (e saranno) momenti che vorremmo dimenticare o non vivere mai, e che rendono l'anno in cui si verificano il peggior anno della nostra vita. È indubbio, per carità. Ma alla fine, ogni anno della nostra vita, è la nostra stessa vita. 
È per questo che raramente auguro un nuovo anno migliore, perché non si sa mai cosa aspettarsi, perché porta sfiga, e perché qualcosa di bello c'è sempre, basta saperlo apprezzare. Qualche esempio per me: sono viva, ho un lavoro pur se non si sa ancora per quanto, mio marito mi sopporta, i figli crescono con soddisfazione, la famiglia è tutta intera, la mia inseparabile fotocamera funziona, le piante continuano ad arrecarmi piacere, adoro la terra dove vivo, percepisco l'energia del mare d'estate come in inverno, mi incanto immancabilmente davanti ad un tramonto emozionante, il freddo è finalmente arrivato per la gioia dei meteorologi sensazionalisti... beh, tutto sommato ci sono tante buone notizie per cui gioire, almeno per quanto mi riguarda. Bisogna abituarsi a prendere ciò che di buono ci dona il presente. Aò, quanto sò filosofa. 
Avevo forse già espresso questi pensieri? Boh, può essere, ma non avendo voglia di andare a controllare, mi scuso a prescindere per la loro monotonia.

Salute
2015, un anno in più e un pezzo in meno. Perché? Mò ve lo spiego.
Avevo voglia di vacanze per le feste natalizie, ma è la vacanza che è venuta a cercare me: un lungo soggiorno tutto pagato presso il reparto di chirurgia d'urgenza di un osp... ehm, di un grand hotel con tante stanze, piene di ospiti, quasi una spa. Purtroppo farò ricorso perché il trattamento è stato del tutto insoddisfacente: non mi hanno mai fatto indossare l'abito da sera, ma sempre e solo pigiama e vestaglia; mi hanno riempito di buchi sulle braccia; non c'è stata una che una notte tranquilla, col sonno continuamente disturbato da suoni di campanelli e da gente vestita di bianco che vociferava, a tratti urlava, correva e ti veniva a svegliare nel cuore della notte o alle prime luci dell'alba; mi venivano a rifare il letto quando ero ancora sotto le coperte, e che diamine; mi mettevano continuamente le mani addosso spingendo proprio dove sentivo dolore; e soprattutto, dovrò lamentarmi del vitto, scarso e raramente distribuito. Perché in dieci giorni di soggiorno, mi hanno concesso un pranzo e una cena, gli altri giorni solo liquidi strani iniettati in vena. Ma si può trattare una turista così? Senza considerare la parte più importante, e cioè che spesso entri intera ed esci senza un pezzo. A me hanno tolto l'appendicite, agli altri chissà! E il rispetto non esiste, ti fanno notare senza mezzi termini che sei troppo vecchia per soffrire di un'appendice ormai incancrenita, ma che cavolo, uno non può soffrire di quello che gli pare e all'età che vuole, oh. 
Insomma, una vacanza da non consigliare assolutamente, a meno che non sia prescritta da gente in camice bianco, badando bene che non siano macellai.
Ora lo racconto in maniera ironica, ma vi assicuro che è stato un ricovero ai limiti del surreale. È andata, dai!

Dieta
Sarebbe, quella precedente, una notizia meravigliosa se tutto ciò avesse aiutato la mia silhouette. Ebbene, nonostante 9 giorni di digiuno completo, ho perso per strada solo 5 chili, ma avendone ripresi in breve 3 dopo i bagordi delle feste, seppur limitati da una breve dieta post-operatoria, e considerando che nell'ultimo anno ne avevo accumulati almeno 5, tramite un'efficace ma semplice espressione matematica, possiamo concludere che: x=5-5+3, il risultato rimane tutto a favore della ciccia e a sfavore della linea. Sto cercando di convincermi che era l'appendicite malata a condizionare il malfunzionamento del metabolismo, ma la verità è che magno. Punto.

Lavoro
Un'altra cosa che mi hanno tolto nel 2014 è il part-time, e di conseguenza il tempo libero, la libertà, la possibilità di seguire in modo più costante il mondo virtuale, le mie piante, i miei hobbies. Via le 6 ore, vengano le 8, che diventano più di 10 tra l'ora di viaggio per andare e tornare e l'ora e mezzo di pausa pranzo trascorsa per lo più in ufficio. In compenso sono aumentati vertiginosamente il livello di stress e i ritmi quotidiani di lavoro che ogni donna lavoratrice conosce perfettamente. 
È cresciuta, seppur meno vertiginosamente, anche la busta paga, diciamo la verità, ma questo non mi ricompensa dello scarso tempo che riesco a dedicare a me stessa. La cosa che mi preoccupa di più è che sono stufa dopo soli 5 mesi di orario a tempo pieno, dei quali uno trascorso in malattia e un altro scarso in ferie. Anche qui potrei rappresentare matematicamente la situazione, ma ne uscirebbe un'equazione piena di incognite. So che non è il caso di lamentarsi per questo, ma capite che mi ero abituata, oltre che organizzata, ottimamente dopo 9 anni di orario ridotto, ed ora mi ritrovo un pelino scombussolata. 
Ma ce la posso farcela.

Fotografia
Ricordate la mia ultima viscerale passione, scoppiata come se non avessi null'altro da fare, ma in realtà è proprio il contrario? Ricordate che mi ero iscritta ad un circolo fotografico cittadino? 
Ebbene, il circolo ha chiuso i battenti. Sono arrivata io e trac, fine delle trasmissioni e chi s'è visto s'è visto. Ovvero, il circolo esiste ancora, ma non c'è più un direttivo né soprattutto i soci che lo tenevano in vita, i fotografi che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare, e che per fortuna frequento ancora, ma senza l'ausilio di un circolo. No circolo, no mostre, no serate ad osservare belle immagini, no condivisioni di tecniche, no scambio di consigli, no corsi di miglioramento. Boh, o porto sfiga, o era già tutto previsto, ho sbagliato solo i tempi... di esposizione.

- continua -