lunedì 3 marzo 2014

È un mondo difficile

Sono giorni che ci penso e prima o poi dovevo scriverlo, perché quando scappa scappa.

Il ritornello di Tonino Carotone mi risuona spesso nel cervello, con quella sua aria triste e rassegnata... "è un mondo difficile, felicità a momenti e futuro incerto". Parole apparentemente messe a casaccio ma a effetto bomba.
Non voglio parlare del futuro incerto che attanaglia molti di noi, a partire dalle difficoltà nel lavoro per arrivare a quelle personali, ma vorrei parlare di un'altra cosa che mi infastidisce, e parecchio anche.

È un mondo difficile, perché è pieno di predatori ed approfittatori: lo sanno bene quelle povere colombe che, buttate simbolicamente dalla finestra del papa, sono passate dalle dolci manine di due bambini alle fauci divoratrici di due predatori affamati... e che predatori, una cornacchia e un gabbiano. Manco a Roma se magnà più. Comunque sia, le due colombe non avrebbero avuto vita lunga, a sentire gli esperti, non essendo abituate ad affrontare il mondo ed i suoi pericoli. Il mondo difficile! Certo non è colpa del papa se hanno fatto quella finaccia, esattamente come non ho fatto apposta io ad ammazzare un piccione con la macchina... e sì, sembra strano, anzi lo è, ma che colpa ho io se quello stupido piccione ha deciso di abbandonare il parapetto della strada che stavo percorrendo (una strada extraurbana a veloce percorrenza) per librarsi in volo, ma anziché alzarsi, si è abbassato fino a toccare terra proprio tre metri prima che passassi io? E niente, è rimasto spiaccicato al suolo, ma a mia insaputa.
Chi mi fa incavolare per davvero, invece, è chi ci fa apposta a comportarsi come non dovrebbe, ben cosciente di non doverlo fare, eppure lo fa lo stesso, impunemente. E a me certe cose indignano assai.
Parlo dei nostri politici, parlo dei furbi, parlo dei preti, parlo degli amministratori pubblici e privati, sì, anche di quelli del condominio, parlo di quella classe di persone che per il ruolo che occupa o l'istituzione che rappresenta, dovrebbe comportarsi in maniera moralmente etica, e invece fa il contrario. Per carità, non si fa di tutta l'erba un fascio, direte voi. Ma bastano pochi esempi per perdere la fiducia in certi personaggi, o per dirla più prosaicamente, per mandare tutto a puttane. Ed ultimamente gli esempi si stanno moltiplicando, i casi iniziano a non essere più così isolati, che iniziano a pruderci le mani sempre più spesso.

Non sopporto che i politici rubino soldi pubblici. Non transigo su un prete pedofilo. Non tollero che il ricco sfondato evada le tasse. Mi dispiace, ma no, sono indignata all'ultra potenza.
Io esigo che le persone che mi governano, che mi dicono come dovrei comportarmi io nella società, che mi fanno i predicozzi sull'onestà e la generosità, che mi suggeriscono la retta via, insomma, pretendo che queste stesse persone diano per prime il loro esempio da seguire, che si comportino con rettitudine, che non facciano fessi tutti quelli che con fiducia li stanno ascoltando. Perché poi la fiducia se ne va. Anche se spero sempre che l'assessore del paesello che si batte per costruire un parco giochi o il prete della parrocchia di periferia che aiuta le persone meno abbienti, non siano fantasie ma realtà ancora vive e vegete.
Il codice etico deve valere per tutti, e in primis per chi mi dice di avere un codice etico. 
Quindi vade retro il politico che riceve mazzette dai mafiosi, che scarica le spese dell'estetista sui conti pubblici, che favorisce l'amico o il parente anziché chi merita e aspetta pazientemente da una vita, che sfrutta la sua posizione per ottenere ulteriori privilegi. In galera devi andare, punto.
Peggio ancora, non posso perdonare il prete che predica bene e razzola male: tu, che mi fai una capa tanta con le tue omelie domenicali, predicami pure il perdono, ma se scopro che vai a donne o peggio, molesti un bambino, per me, sei già alla gogna. Certo, anche i preti sono uomini, come le suore sono donne: ma chi vi ha costretto a fare un voto di castità? Avete giurato di accettare le regole, dovete continuare a seguirle, punto, altrimenti vi spretate immediatamente, come minimo. Certo, la storia della suora che partorisce a sua insaputa, è forte, quasi comica, un caso mediatico dalla ovvia larga risonanza: è un po' fuori dal comune che una suora entri in ospedale da sola ed esca con un pargolo caduto da chissà quale cielo. È successo, amen, personalmente non me ne può fregar di meno, ma non venitemi a dire che è tutto normale. Cosa racconto ai miei figli quando sentono con le loro stesse orecchie certe notizie e poi li costringo ad andare a messa o al catechismo, chiedendomi "ma perché dobbiamo andarci se pure i preti si comportano male"? 
Non posso che provare pena per quel vescovo contabile dello IOR che disponeva di talmente tanti soldi che malgrado gli insegnamenti evangelici di cui si dovrebbe nutrire, si è lasciato corrompere in azioni poco pulite. Ma dai, su, a chi lo raccontiamo.
Ci sono poi tanti furbi e cretini di ogni età (Dalla docet) su cui non mi dilungo ulteriormente.
Il brutto è che la società è talmente marcia che siamo arrivati al punto di non premiare più chi si comporta con rettitudine, ma chi riesce a fregare gli altri. Allora viene da chiedersi, a noi genitori, se non sia meglio insegnare ai nostri figli a diventare scaltri, ad essere sempre una spanna sopra gli altri, a "sbranarli" senza curarsi troppo delle conseguenze, piuttosto che insegnare a conquistarsi i successi con onestà. 
No, non ci sto. A supporto del mio modo di vedere, proprio poco tempo fa sul quinto libro di "Ramses" che stavo leggendo, era scritta questa semplice frase: "quando un capo cessa di essere un modello, il paese intero corre verso la decadenza e la rovina". E voilà, ci siamo. 
Io non ho soluzioni pratiche al riguardo, ma intanto ci penso.