sabato 23 febbraio 2013

È ancora di moda la verità?

E l'onestà? La sincerità? Si ascolta ancora la propria coscienza? O siamo diventati un popolo di cazzaroli? 
Mi sorprendo ogni giorno di più di ciò che si legge, si ascolta, si racconta.
Quest'ultima campagna elettorale, a suo modo estremamente movimentata e divertente (nella sua  "paraculaggine"), ne è un esempio lampante: da promesse subdole palesemente irrealizzabili, a restituzioni ingannevoli con tanto di lettere a casa e scassamento della privacy, a curricula con titoli di studio falsi... cioè, non parliamo di donne che mentono sulla propria età per un'effimera illusione di giovinezza, parliamo dei nostri futuri governanti, di persone che dovrebbero guadagnarsi la nostra fiducia, che dovremmo eleggere a nostri rappresentanti e che dovrebbero perseguire gli interessi della comunità... vabbè, sapete benissimo cosa dovrebbero fare. Con queste premesse però, il condizionale non solo è d'obbligo, ma diventa un indicativo imperfetto, troppo imperfetto.
Non so voi, ma io sono una strenua sostenitrice della verità ad oltranza: ho insegnato ai miei figli fin da piccoli a non dire bugie, anche minime che siano, a pretendere sempre la verità e combattere la falsità. Vabbè, se escludiamo quelle rarissime eccezioni comunemente dette "bugie a fin di bene"... non ditelo ai miei figli che mi capita di dirle anche a loro! In realtà tendo a non nascondere loro neanche verità scottanti per la loro pur giovanissima età, ed è una tattica che secondo me giova, sebbene all'inizio rimangano un po' spaesati. Ma chiudiamo questa parente(si).
Sono a favore della sincerità a tutti i costi, anche se può essere controproducente. La verità ti fa male, lo so... non perché ce lo cantava la Caselli, ma perché è proprio così: l'eccessiva sincerità potrebbe andare a discapito dei rapporti sociali. Puoi rimetterci amicizie, ed io ci ho rimesso e ci rimetterò. 
Mi vien da credere che noi sostenitori della Sincerità sbandierata anche da Arisa (e perdonate le mie citazioni musicali nazional-popolari, ma la musica entra sempre nel mio quotidiano in ogni sua forma ed espressione) siamo così poche gocce che forse riempiamo sì e no un laghetto di montagna. Pessimista? Forse. Stinco di santa? Per carità.
Non sopporto le falsità, non tollero le prese per i fondelli, a maggior ragione da coloro che dovrebbero guidarmi: politici, educatori, preti. O dai parenti. O da chi si professa mio amico. Non sopporto il nascondere, il far finta di nulla, il dimenticare, l'insabbiare. 
Mi rendo conto benissimo che, a livello di istituzioni, è più comodo lasciarci nell'ignoranza, all'oscuro di certe verità. Come un marito o una moglie cornuta. Perché ci sono di mezzo i poteri e i soldi. I soldi c'entrano sempre. Ma prima o poi la verità verrà a galla, ne sono sicura, magari più poi che prima, in molti casi. Perché, come hanno detto anche a Pistorius, si sa che le bugie hanno ehm... le gambe corte (arguta e bastardissima battuta di Cristina che prendo in prestito).
La mia razionalità non lascia molto spazio ai sogni, ma in fondo, credo che perseguire la verità sia uno dei sogni più grandi che vorrei veder realizzato nel mondo dove vivranno i miei figli, senza bugie come sono cresciuti... in teoria.

PS: so che sto farneticando, ma oggi va così. Se vi va, potete esprimere la vostra approvazione o la vostra contrarietà, l'importante è che lo facciate sinceramente.

domenica 17 febbraio 2013

Esperimento a mia insaputa

Orbene, sto conducendo un nuovo esperimento di resistenza al freddo, totalmente involontario, stavolta. Perché quel maledetto telo di nylon della serra si è bucato a mia insaputa all'altezza di una cucitura nella parte superiore e, grazie ai quattro piovaschi degli ultimi giorni, sono entrati ettolitri di acqua. Per fortuna - guardiamo anche il lato positivo - tutti concentrati nello stesso sottovaso (che utilizzo soprattutto per garantire maggiore stabilità ai vasi... e meno male, sennò erano zuppe anche le piante sottostanti). Ed è così che ieri mattina ho trovato i vasetti che galleggiavano placidamente nell'acqua fino all'orlo. Da almeno un paio di giorni se non più, per giunta.
Le piante incriminate, quelle davanti:

Sono, da sinistra: 
Ferocactus herrerae v. brevispinus, Ferocactus rectispinus, Coryphantha calipensis, Ferocactus 
chrysacanthus;
Coryphantha kracikii, Copiapoa cinerea, Coryphantha werdermannii, Echinocactus texensis, 
Ferocactus fordii, Matucana aureiflora.


Qui si nota meglio il terriccio intriso, che ovviamente, complici temperature piuttosto basse, non è riuscito ad asciugarsi neanche dopo una giornata di sole... troppe ce ne vorranno. Al momento le piante non sembrano accusare dannose conseguenze, tuttavia non le ho ricoverate al caldo come potreste supporre, ma continueranno ad interpretare stoicamente il loro ruolo di eroine in serra fredda. Fino alla fine, o la va o la spacca. Ma soprattutto spero, se proprio qualcuna deve lasciarci le penne, che lo faccia la Matucana, da anni immobile. O magari, chi lo sa, può anche accadere che, grazie a questo inatteso intervento dal cielo, si deciderà a muoversi. Seeee, aspetta e spera...
Non mancherò di aggiornarvi sulla loro situazione nei prossimi mesi, nel frattempo incrociamo le spine!




venerdì 15 febbraio 2013

Cosa non si fa per i cactus

Non basta riempirsi di piante per tutta casa. Non basta stare ad aprire e chiudere le serrette tutti i giorni, per scongiurare pericoli di condensa, metti telo, togli telo, che manco Karate Kid. Non basta controllare il meteo tutti i giorni. Non basta stare a sguerciarci per avvistare qualche insperato bocciolo febbraiolo. 
No no, a noi cactofili piace farci del male, piace soffrire... non avremmo altrimenti amato le spine.
Ho appena trascorso una settimana di ferie: l'intenzione era di procedere con qualche rinvaso, soprattutto di nuove piante appena ricevute per posta e di quelle (tante) che ne hanno estremo bisogno, e invece...
Lo so cosa state pensando: quali erano le ultime parole famose? "Cercherò di contenere gli acquisti"... detto fatto, promessa subito infranta: piccolo ordine d'assaggio da Cactus-Art in occasione degli sconti di inizio anno e qualche bel semenzale opera di un grassofilo doc piemontese. Meno male che Fioreverde non aveva più piante disponibili tra quelle che mi interessavano, così ho evitato un altro ingente danno. 
Ma torniamo alle intenzioni di rinvaso.
Ho preparato la composta, e visto che tutti gli elementi (terriccio, pomice e lapillo) stipati in serra, erano parecchio umidi, mossa da alquanta fretta, ho pensato di farla asciugare rapidamente... insomma, guardate come sono messa dentro casa da settimane, ormai:



E sui davanzali, a beneficiare del calore dei termosifoni, due vaschette di improbabili semine già sopravvissute a un paio rovesciamenti casuali, ma per le quali vedo un futuro poco radioso... anzi non lo vedo proprio, brutta incapace che non sono altro...


La composta si è asciugata perfettamente, ma sfiga vuole che ho beccato la settimana più fredda e piovosa del 2013: la pioggia è stata interrotta soltanto da un paio di leggere fioccate e una violenta grandinata.
E così continuo ad asciugare composta, in attesa di tempi migliori.

PS: Tre inutili foto per un altrettanto inutile post... giusto per sfogarmi un po' del giramento di spine.



lunedì 4 febbraio 2013

Viste da sotto

Dopo averle viste da vicino, vediamole anche da sotto... tutte ignude, evvai!
Durante i rinvasi, mi soffermo spesso ad osservare, e fotografare a futura memoria (visto che la mia è labile), le radici delle piante: alcune sono davvero impressionanti, delle vere opere d'arte della natura.
Le mostro anche a voi, così possiamo gustarci insieme le varie tipologie di radici, premettendovi che: primo, sono tutte piante giovani, per lo più al primo rinvaso, senza un grosso apparato radicale, dunque, ma comunque piuttosto esplicative; e secondo, che potete rilassarvi, non farò un trattato di botanica, perché botanica non sono, ma condividerò con voi delle mie semplici osservazioni personali. 

Innanzitutto, sappiamo che la radice è una delle parti succulente che contraddistingue una pianta grassa, insieme al fusto e alle foglie.

Quelle che preferisco in assoluto sono le radici napiformi e a fittone: onestamente, non so spiegarvi la differenza fra le due, so solo che riescono a risultare addirittura affascinanti, grazie al fatto che spesso questo tipo di radice è più voluminosa della pianta stessa. Le "nape" più imponenti appartengono soprattutto ad Ariocarpus, Coryphantha,  Thelocactus, ma possiamo trovarle anche tra le Mammillarie, Lobivie, Frailee, Puna, Sulcorebutia ecc...




Due Frailee
Coryphantha macromeris
Per mettere a dimora queste piante, prediligo un vaso profondo che riesca a contenere tutto l'apparato radicale senza che vada a toccare il fondo; bisogna inoltre fare attenzione a maneggiarle perché ad esempio, se si danneggia la radice di un Ariocarpus sono cavoli amari. Dopo il rinvaso aspetto sempre almeno due settimane prima di annaffiare, oltre ad un identico tempo per l'asciugatura, proprio per avere la certezza che qualsiasi eventuale ferita si sia cicatrizzata perfettamente.


Quello che più sorprende talvolta, come dicevo, è la mancata corrispondenza tra la parte epigea (fuori terra) e quella ipogea (sotto terra): a volte il corpo della pianta è addirittura inferiore all'ingombro dell'apparato radicale. Non facciamoci perciò ingannare da una piccola pianta come la Pelecyphora qui sotto: con una "patata" così lunga, occorre un bel vaso stretto ma profondo.


Aggiungo anche che per radici di questo tipo, più delicate, preferisco usare una composta molto minerale, ovvero con una percentuale massiccia di inerti (pomice, lapillo, pozzolana, ghiaia ecc...).


Altre piante che annoverano radici carnose appartengono a generi come GymnocalyciumAcanthocalyciumSulcorebutia, ed anche Crassulaceae, tipo Adromischus e Haworthia; ogni specie ha comunque una radice a sé.


Lo Pterocactus tuberosus deve il nome proprio alla sua radice succulenta.
Le Haworthie invece traggono in inganno con le loro piccole forme esterne, ma nascondono un apparato radicale carnoso ed importante, che si sviluppa anche molto velocemente, cosa che costringe a cambiare vaso spesso se non se ne adotta uno bello grande fin dall'inizio.


Troviamo poi tra le cactacee anche radici fascicolate, spesso appartenenti a generi di grande dimensione come i Ferocactus, gli Echinocereus o i Gymnocalycium.
Per queste piante sono sufficienti vasi non eccessivamente profondi, come ciotole, o a tronco di cono, sufficientemente larghi, in quanto le radici sviluppano in larghezza e non troppo in lunghezza.




Un'ulteriore tipologia di radici sono quelle aeree, che caratterizzano soprattutto le epifite (Epiphyllum, Selenicereus, Hylocereus, Schlumbergera ecc...) ed alcune succulente a foglia come molte Crassulacee (Echeveria, Pachyphytum, Adromischus): servono a catturare l'umidità ambientale ma anche ad aggrapparsi o arrampicarsi.




Un piccolo cenno alle piante dotate di caudex, il fusto legnoso, carnoso, simile ad un grosso tubero, che funge da riserva d'acqua, le quali fanno partire da esso radici che possono essere fascicolate come nella Dioscorea o carnose come nell'Adenium. Ma sui fusti succulenti ci soffermeremo in seguito.



Se in futuro avrò da mostrarvi radici più particolari e voluminose, non mancherò di annoiarvi ancora (gente avvisata...); per il momento mi fermo qui, spero abbiate gradito e di non essere stata troppo... radicale! (mancava la battuta finale... o no?).