martedì 24 dicembre 2013

Auguri di Natale veloci veloci

Pensavate di esservi finalmente liberati di me? E no, non ci riuscirete tanto facilmente, eheh. 
Giorni concitati, frenetici, regalini dell'ultimo momento, preparativi, saluti, incontri di fine anno, appendicite infiammata che mi ha costretto a stare 5 giorni in ospedale, lavoro che incalza prima di godere di qualche giorno di vacanza, mi hanno fatto perdere un po' il contatto col blog. 
Che poi, tutta 'sta frenesia dov'è, che non devo manco preparare il pranzo di Natale. Che poi, di articoli in bozza ne avrei una vagonata, ma quando ho l'ispirazione, non trovo il tempo, quando il tempo c'è, manca la voglia. Che poi, insomma, non mi accontento mai, diciamolo.
Comunque ora sono qui, giusto in tempo, prima che la mezzanotte scocchi e la natività segni l'inizio, per credenti e non, di un periodo da passare alla "volemose bene" tra parenti, portate luculliane e bische clandestine a suon di centesimi, ad augurarvi calde e serene feste, consapevole che questo augurio spesso possa risultare inutile, noioso, addirittura ipocrita, perché di problemi ce ne sono sempre così tanti che non è che scompaiano tra il 25 e il 31 dicembre. Figuriamoci poi gli auguri di buon anno, ultimamente ho paura a farli, perché mi rendo sempre più conto che ogni anno ci si augura di poter vivere un anno migliore del precedente, non accorgendoci che proprio quelli passati, magari, non sempre, ma spesso, sono stati i più spensierati.
Ma perché affardellarsi, ora, di questi discorsi esistenziali del cactus? Lasciamo concetti troppo ingarbugliati e beccatevi i miei più veri, sinceri ed affettuosi auguri di buon Natale, auguri che in fondo sono sempre graditi, e che non mancheremo mai di scambiarci, nonostante tutto.



venerdì 15 novembre 2013

Pronti, partenza, via!

Oggi, dopo tanti post "retroattivi", voglio stare un po' sul pezzo.

Innanzitutto è con viva e vibrante soddisfazione che vi comunico che finalmente mi sono iscritta ad un corso di fotografia! Non per illudermi di diventare la novella Cartier-Bresson, per carità, ma semplicemente per soddisfare una delle mie tante passioni latenti, per dare un senso ai miei clic convulsi, per non fotografare alla "'ndòcojocojo", per non dare numeri al lotto mentre imposto tempi e diaframmi, per non rimanere un'amorfa autodidatta, ecco. 
Siamo già giunti a metà corso, e tra consigli e soprattutto critiche impietose, i maestri Flavio e Sauro stanno plasmando il carattere dei fotografi di domani... e se non sarà domani, sarà dopodomani, no?
Ecco cosa ha partorito la mia fantasia durante la prova sul campo di sabato scorso: sarà stata l'emozione, sarà stato il tempo grigio, ma se queste sono le meno peggio... immaginatevi le altre. 



Poooooi...! Cercasi spazio disperatamente. Ma questa non è una novità. Ogni autunno riesplode con prepotenza la questione spaziale, che non riguarda la Nasa, ma i miei poveri balconi, oberati dal peso di sempre più piante. E mò dove metto tutti quei vasi ancora all'aperto? Mmmm... 
Il tempo di travestirmi da Bartezzaghi e trasformo le mie serrette in spinose settimane enigmistiche: sciarade, incroci, incastri, e voilà, tutte dentro! Certo, qualcuna dovrà sacrificarsi a rimanere al freddo senza giacca, come quelle a lato, abbarbicate alla ringhiera divisoria tra il mio e il balcone della vicina. Perché sappiatelo, sui balconi bisogna pensare in verticale, e quindi, metro costantentemente alla mano, ho elaborato grandi progetti per il futuro: un nuovo scaffale leggermente più ampio per il balcone della cucina, la copertura del terrazzo che ospita la "Sierra grande", e qualche nuovo piccolo scaffaletto qua e là. Dopodiché, non resterà che trasferirmi in campagna. Sì, e chi li sente, i figli.
Comunque sia, eccole pronte per l'inverno, inverno che, per la cronaca, non morde ancora, anzi.



Giurin giuretta, me possino cecà, ho deciso di dare un taglio agli acquisti! Stavolta sarò irremovibile, niente più fatue promesse, ma un nuovo imprescindibile impegno: il prossimo anno mi dedicherò anima e corpo solo alla semina, per diventare così una cactofila con le palle, non solo la rinvasatrice della domenica.
È per questo che tra la Festa del cactus di Bologna e la fiera di Villa Potenza, ho fatto man bassa: ho comprato tutte quelle piante, presenti nella lista dei desideri, che sono riuscita a trovare, piante piccole ma sincere. E sinceramente mi gustano. Anche le talee ricevute dagli amici, tutte qui sotto.



Infine, voglio mettere nero su bianco altri progetti per il futuro di importanza capitale:
- trovare gli album di Bruno Mars e dei Daft Punk;
- dimagrire senza la Dukan;
- pulire le serrande di casa;
- tagliare i peli del naso a mio marito.
Tranne la prima, tutte cose che mi riprometto da anni.
Ah, non vi aggiorno sulla politica, perché siamo ancora fermi alla decadenza sì decadenza no di Berlusconi, quindi, niente di nuovo sul fronte parlamentare... e qui chiudo.


venerdì 18 ottobre 2013

Le perle del Conero: Mezzavalle

Me prendo una pausa dopo 'sta sfilza de cactus, per parlavve del mare mio, la Riviera del Conero.
Cun l'ocasiò inauguro 'na rubriga nova che parlerà solo dei posti de casa mia: Le mie Marche. Sciapo, lo so, se me viene un titolo mejo lo gambio. E per l'ocasiò ve scrivo pure in ancunetà, tiè!

El Conero è un posto unico, un altro del genere nun el truvi in tutto l'Adriatigo se non in Puglia... e lascè perde Rimini o Milano Maritima, nun c'hanne niente a che vedè col mare nostro!
Per comodità (de parchegio, de orari, de posto) de solito vado al mare da 'n'antra parte, a Numana o a Marcelli, ma ogni volta che torno a Sirolo o a Portunovo m'incanto... enne dò perle incastonate 'ntel monte (so poetiga, eh?).
Oggi ve vojo parlà de Mezavale.

Un giorno che mi marito era in ferie e io in cassa integraziò (nun cummentè che è mejo), ho voluto portà i fjoli a Mezavale, che nun c'erane mai stati: è 'nte la baia de Portunovu, la più chic dela riviera, ma sta un po' più in là, 'ndu c'è meno casì, meno umbreloni, più selvagia, meno mundana inzoma, e sopratuto, non hai da stà coi sciugamà tutti taccati cun chi nun cunosci. 
Erane almeno 15 ani che nun c'andami, da quando ene nati i fjoli pè intendese, perché per andacce ce devi avè la barca opure tanta voja de caminà. Infati nun è 'na spiagia comoda, ce'l zò, ma è una delle baie più bele de l'Adriatigo, e ce s'ariva da dò stradeli, uno più corto e ripido, l'altro più longo e cun le curve. Volevamo pjà il primo, ma visto che se duveva parchegià uno sopra l'altro per quanta gente c'era ancora se era martedì (ma nun fadiga nisciuno?), semo andati a parchegià vicino a quello longo, quelo che in pratica, quando erimi più giovani, facemi sempre.
Percuremo lo stradelo in mezo ala machia mediteranea, pieno de fiori, de piante, ancora de bestie, certo, ma è talmente batuto che ormai pure le bestie vanne da 'n'altra parte. Scendemo pian piano tutti atenti a 'ndò mette i piedi, e ce se apre 'sto panorama: da 'na parte, Portunovo...




... da quel'altra, el Trave




Arivamo finalmente da piedi, 'nte la spiagia: me la ricordavo un pelo diversa, devo esse sincera, me pareva che al tempo c'erane meno matoni e più renella, ma pogo male, l'importante è che non c'è casì. Purtropo quel giorno il mare era un po' mosso, l'acqua nun era limpida cume doveva da esse... e già i fjoli cuminciane a discore. Ma nun ve pare 'na spiagia tropicale?



C'è poga gente per fortuna, in compenzo c'è il nudista da strapazo che forse ha sbajato strada, perché i nudisti de solito se metene un poghetto più giù, verso el Trave, ma lì la spiagia è stata magnata dal mare, in efeti...
Ce sistemamo coj ombreloni e andamo a fà il bagno. E i fjoli discorene che drento a l'acqua c'enne i sassi che fanne male ai piedi. Vojo dì, c'è la renella e ogni tanto qualche saseto, ma perché c'avè sempre voja de discore? 



Anche se c'è le onde, se sta da dio, acqua e sole, tranquilità e silenzio, cusa voj de più?
Ariva el clasico anconetano coi moscioli apena pescati, 'na sacchettata sola perché nun se ne pò pjà de più, se mete a capalli in riva al mare insieme a qualche amica sua con le poce de fori che je bala mentre li puliscene col cortello, e dopo un po' se li vanne pure a magnà 'ntel capanno lì de dietro nascosto tra i cespugli. Pure questo è Mezavale!
Quand'è intorno alle 5, 5 e meze cominciamo a preparacce perché lì il sole tramonta dietro il monte e sparisce presto, ala fine dela giurnata i fjoli cominciane a dì: nun ce venimo più, fa schifo, me fane dòle i piedi... e ce credo, hane giugato tutto el tempo cun la palina drenta a l'acqua e i sassi je hanne tajato le piante dei piedi... e giughè de meno no?
Li averto che nun è finita: c'è da fà la scarpinata del ritorno, d'in sù stavolta. Dopo una ventina de minuti, 'rivamo in cima, sudati fraidi, ma tuto somato pensavo pegio, nun è stata tuta 'sta fadigata.



I panorami ene stupendi, almeno per me, camini, te guardi intorno, arivi in cima e te se apre il còre, te senti sudisfatu...













... ma inzoma, penzavo de fà una roba carina pe j fjoli, de faje vedè 'na roba nova, li volevo fa contenti, e invece me n'hanne dete de tuti i culori! Ma và a fà del bè!


PS: Se qualcuno c'ha bisogno de la traduziò, me 'l dighi pure.




lunedì 14 ottobre 2013

Il Mondo[cactus] di Andrea Cattabriga

Brevemente e di corsa, prometto. Mea culpa sul ritardo, ma questa è una visita che va ricordata.
Quest'estate ho avuto l'imperdibile opportunità di visitare le serre private dell'ideatore ed organizzatore della mitica Festa del Cactus di Bologna, al secolo Andrea Cattabriga, succulentofilo, studioso, laureato in agraria, una persona che coinvolgerebbe chiunque con la sua profonda passione che traspare quando parla con trasporto di piante e le loro problematiche.
Di questo privilegio devo ringraziare Dante e gli amici marchigiani, legati ad Andrea da una bella amicizia. 
Andrea ha da poco aperto il proprio vivaio, Mondocactus, a San Lazzaro di Savena: ecco la serra con solo alcune delle piante destinate alla vendita (il trasloco ad agosto era ancora in corso)



La maggior parte delle piante non sono propriamente “comuni”, in quanto sono state in buona percentuale seminate da lui in gioventù, coltivate in modo quasi naturale, in terricci molto poveri (marna ad esempio), cresciute a dismisura, e per questo il loro valore di mercato è riservato ad una schiera di grassofili "di nicchia", ma non si può non riconoscerne la bellezza: personalmente, alcune piante non le avevo proprio mai viste!






Molti esemplari non li ho neanche fotografati, ma di rari e/o mastodontici ce ne sono tanti





Le vecchie serre del Catta, invece, ormai logore e fatiscenti, ospitano migliaia di altre piante, e si trovano nella zona in cui si realizzerà il Giardino Botanico per la Biodiversità intitolato a Giorgio Celli, per il quale il comune di San Lazzaro ha dato di recente l'autorizzazione a procedere: finalmente le meravigliose piante di Andrea, rare e in via di estinzione, potranno trovare nuova e migliore dimora. Andrea ha tenacemente portato avanti questa missione per cui lotta da anni attraverso l'associazione da lui creata, l'ABC, con la quale da 8 anni promuove la Festa del cactus, nata appunto con lo scopo di raccogliere fondi destinati alla realizzazione del giardino botanico, in collaborazione con il comune, e diventata poi un appuntamento fisso ed obbligato per ogni grassofilo. Obiettivo raggiunto!





I mitici ariocarpus, alcuni dei quali visti poi in vendita alla Festa del Cactus, a caro prezzo... 



Ovviamente il nostro ha alacremente lavorato per poter ottenere la certificazione Cites grazie alla quale potrà mettere in commercio piante incluse nella convenzione. Tutte le piante sono state infatti catalogate e datate con un lavoro certosino...


Qualche esemplare particolare...




Ovviamente non mancano anche generi alla portata di tutti, Astrophytum, Echinocereus, Ferocactus, Mammillaria, Thelocactus, Opuntia...


... difatti qualcosa mi sono portata a casa: un Echinopsis kermesina ed una Hoodia dalla sp. incerta in quanto sprovvista momentaneamente di cartellino identificativo.


Il gruppo dei partecipanti alla gita...


... e un brindisi di augurio per la nuova attività! In bocca al lupo Andrea!