giovedì 27 dicembre 2012

Piante grasse resistenti al freddo

È questa la ricerca più frequente che porta molti di voi a curiosare tra questi post del cactus.
Ora, tutto ciò mi lusinga moltissimo, e vi ringrazio delle numerose visite brevi o lunghe che fate, ma non vorrei deludervi dicendo che francamente non troverete qui valide esperienze in tal senso... no.
Certo, se utilizzo titoli del genere, è chiaro che accorrerete sempre più numerosi eheheh... dite che è una tattica la mia? Macché, è che mi piace portarvi a conoscenza delle mie piccole ed insignificanti esperienze, che in qualche modo mi auguro possano esservi di un minimo aiuto. 
Voglio perciò condividere con voi i miei prossimi esperimenti per l'inverno 2013, dando così un senso alle vostre ricerche, esperimenti che ho già iniziato a condurre e che vanno a sommarsi ai precedenti raccontati qui e qui.

Ogni anno testo la tempra di qualche pianta, in un clima, quello della fascia costiera centro-adriatica, non troppo freddo ma neanche eccessivamente torrido, benché in questi ultimi anni ho come l'impressione che si sia particolarmente irrigidito, d'inverno, e arroventato, d'estate.
Badate però: non è detto che una pianta reagisca allo stesso modo al freddo di Domodossola, di Ancona o di Catania. L'Italia è stretta, lunga e morfologicamente molto variegata, per cui all'interno delle sue varie fasce climatiche (che toh! coincidenza stavo studiando proprio pochi giorni fa con mia figlia), la stessa pianta potrebbe dimostrare una resistenza diversa. Questo tanto per mettere le mani avanti e salvarmi il didietro.

Da alcuni anni nel mio balcone svernano felicemente, in balconette esposte a tutto, pioggia, freddo, neve e gelo, come visto nei post precedenti:

  • Sedum palmeri
  • Altri Sedum: stahlii - kimnachii - lineare variegato - spurium - acre
  • Graptopetalum paraguayense
  • Aptenia cordifolia
  • Drosanthemum hispidum (Barba di giove)
  • Delosperma cooperi
  • Delosperma sp. dai fiori arancioni (probabile Lampranthus aurantiacus)
  • Graptosedum F. Baldi
  • Sempervivum vari: arachnoideum, tectorum, montanum, cv. Oddity

Le succitate piante hanno subìto temperature mai inferiori ai 7° sottozero e sono rimaste sotto neve e ghiaccio anche persistenti per alcuni giorni di seguito: quelle che hanno riportato più danni nel tempo sono senz'altro il Delosperma arancione e l'Aptenia, che probabilmente a temperature inferiori e prolungate per diverse settimane, possono soffrire molto fino a morire. Da me sono ancora vive e vegete, benché un po' decimate dagli eventi atmosferici degli anni scorsi. Il Carpobrotus edulis, invece, che sulle coste del sud cresce spontaneo, messo a dimora nella stessa balconetta della barba di giove invece non è resistito al secondo inverno sotto una spessa coltre di neve.

Sedum stahlii

Opuntia rufida

I prossimi test del freddo, già partiti a spron battuto con la prima leggera nevicata di inizio dicembre e un paio di giorni a -3°, riguarderanno le seguenti piante:


  • Opuntia microdasys
  • Opuntia sp. (ficus-indica?)
  • Opuntia tunicata
  • Opuntia rufida
  • Chamaecereus silvestrii
  • Delosperma sp.

Opuntia tunicata
Delosperma sp.
Opuntia microdasys

Chamaecereus silvestrii
Opuntia sp. (ficus-indica?)

So già che non sono piante particolarmente sensibili, per cui non grideremo al miracolo, ma essendo in vaso e soprattutto avendo sempre svernato in serra fredda, la sicurezza che reggeranno ce l'avrò soltanto a fine inverno.
Male che vada di Chamaecereus e O. microdasys ho un altro vaso, mentre la tunicata credo sia una brutta bestia; la presunta ficus-indica è una talea proveniente da una pianta in piena terra quindi già testata, spero che venga anche ripulita dalla cocciniglia; lo sconosciuto Delosperma ha tutta la mia cieca fiducia; insomma, non temo particolarmente per la loro sopravvivenza, diciamocelo.


Monadenium guentheri
Euphorbia submammillaris
Sto inoltre testando la resistenza di altre piante normalmente considerate da ambiente "caldo" (almeno sopra i 7-8°): sono una Euphorbia submamillaris, cresciuta filata e quindi sacrificabile, e un Monadenium guentheri, che terrò entrambi in serra fredda anziché in casa come gli inverni scorsi; destino ancora più crudele per un Hylocereus undatus (foto non disponibile :-D) che dovrà arrangiarsi coperto da un velo di tnt, sopra un mobiletto del terrazzo in cucina, un posto molto riparato ma sempre all'esterno. Le terrò comunque monitorate nel corso dell'inverno e ai primi sintomi negativi provvederò a ripararle al calduccio.

Gli esiti degli esperimenti degli anni scorsi non sono stati molto soddisfacenti: l'Euphorbia mammillaris variegata ha resistito un paio di inverni in serra fredda, ma poi non si è più ripresa; la Huernia keniensis l'ho presa per tempo riparandola alla vista delle prime macchie nere su fusti, togliendo tutti quelli marci e ripiantando il salvabile; il Cryptocereus anthonianus ha superato con molte difficoltà l'inverno in serra, ritrovandosi alla fine dimezzato nella chioma. 

Nel prossimo futuro proverò sicuramente a testare altre piante, come Echinopsis, Trichocereus, Agavi e qualche Aloe, ma finché ho posto in serra non mi va di prendere rischi inutili. 

Concludendo, se volete creare un giardino roccioso, avete di che sbizzarrirvi: buttatevi sui Sedum, quelli alpini e nordici, su gran parte delle Opuntie (soprattutto i ficus-indica) e delle Agavi (ad esempio l'americana), i Sempervivum, molte Mesembriantemacee, alcune specie di Cereus... certo, più la latitudine si abbassa, meno problemi avrete. Non è detto che prima o poi sloggi qualche pianta erbacea in giardino e crei anch'io un bel rock-garden... mmm chissà. Certo è che se prendo ispirazione dai miei stessi post, sono proprio un caso disperato!


PS: pensavate che vi avrei postato gli auguri di buone feste? Fregati!