sabato 24 dicembre 2011

lunedì 19 dicembre 2011

Filosofia del cactus

Ci pensavo tempo fa. Le persone sono come i cactus. 
Ci sono quelle capaci di pungerti sul vivo e quelle che ti tengono sulle spine... e ok, queste sono facili, ma le similitudini sono molteplici, a ben pensarci.
Ci sono ad esempio quelle molto spinose, tendenzialmente poco espansive, ma che se prese dal verso giusto si lasciano anche accarezzare, stando attenti a farlo con le dovute precauzioni.
Altre che invece pungono, e ti lasciano i segni sulla pelle se le tocchi con fare troppo confidenziale, se poi ci sbatti contro sono cacchi amari, e non ti resta che leccare le ferite.
Ci sono quelle con i glochidi, all'apparenza innocui ma se solo li sfiori ti si attaccano addosso causandoti un fastidio inimmaginabile, con quelle malefiche spinette conficcate su tutti i polpastrelli: loro si difendono così, e tu impari a non avvicinartici mai più.
Ci sono cactus che ti crogioli ad osservare, elogiandone la bellezza esteriore, la regolarità della forma, apprezzi quanto siano esteticamente perfetti, verdi, gonfi... ma appena provi a toccarli, ti si sfaldano tra le mani: e solo allora ti accorgi di quanto erano marci dentro, scoprendo con dispiacere che covavano un virus subdolo e latente impossibile da valutare alla semplice vista.
Ci sono quelli che ti durano per anni, mezzi acciaccati dall'età, dai parassiti, dalle intemperie, dalle difficoltà che anche tu stesso a volte hai creato loro con una coltivazione non proprio perfetta, ma che nonostante tutto ti stanno sempre vicini. 
Ci sono quelli che durano una stagione: ci si conosce, ci si piace, l'entusiasmo è a palla... poi iniziano i problemi di adattamento, arriva quella pioggia di troppo che rovina la felice convivenza e addio, resti con quel senso di amarezza per una fiducia malriposta e a fatica riuscirai a colmare il vuoto rimasto, perlomeno non con la stessa specie, di cui hai già conosciuto i difetti.
Ci sono i colonnari, alti, altezzosi, spinosi e possenti: ti guardano dall'alto in basso, si fanno desiderare, si prendono spazio e lo tolgono a te, ma una volta che li hai conquistati, col tempo e tanta pazienza, ti ripagheranno con meravigliose fioriture.
Ci sono infine le succulente, così allegre con le loro foglie lisce, pelose, carnose, corrugate, pompate, vivaci, variegate, e che non ti tradiscono mai: puoi accarezzarle senza pungerti, puoi anche strapazzarle, puoi facilmente riprodurle e continuare ad averle accanto per un sacco di tempo, con sempre maggior stima reciproca. È ovvio che se non le coltivi con un minimo di attenzione, se non le curi quando sono in difficoltà, se non offri loro un riparo dal gelo, se non le disseti abbastanza, possono anch'esse marcire o seccare.
Se un cactus si ammala gravemente, puoi tentare salvataggi in extremis amputando la zona ammalata... però, nelle persone non crescono getti laterali, questo è un paragone impossibile, scusate.
Può starci però, almeno in qualche caso (tralasciando l'impollinazione che alla fine vale per tutte le piante e non solo per i cactus), la similitudine coi polloni: se la pianta madre subisce un danno, nascono nuovi polloni... non potrebbe valere anche per i polloni umani?
A voi l'ardua sentenza, e per oggi vi beccate pure questa farneticante filippica, tiè.

mercoledì 14 dicembre 2011

Fredurina... a scòla

Io e mì fjolo:
- Mamma, nun me strillà, ma ogi ho preso 'na nota...
- Coooosa? E da chi l'hai presa?
- ... dala prufesuresa de musica!


(cioè, è successu per davero, non è che ve stò a racuntà fregnacce... ma l'avè capita, scì? 'na nota... da quèla de musica... nun fa ride? ahahah! vabè, sarà che ho bevuto un martini prima de scrive qui, per fortuna m'ha fato diventà più alegra, perché prima ero incazata...).



venerdì 9 dicembre 2011

Chocomarche 2011

Avevo preparato questo insulso reportage per i miei dolci lettori, ma mi sono dimenticata di pubblicarlo... alzheimer? distrazione? mancanza di tempo? 
No, minchiaggine, per cui ora ve lo beccate lo stesso, ma vi avverto, è un post ad alto tasso glicemico.
(le foto sono tutte cliccabili, nel caso non l'abbiate ancora capito)

Avete presente Eurochocolate di Perugia? Bene. Io no. Non ci sono mai stata. 
In compenso mi sono sorbita diverse edizioni di Chocomarche, in Ancona, la decima si è svolta dal 25 al 27 novembre a Piazza Pertini. Niente a che vedere con la manifestazione umbra, credo, ma è pur sempre un diversivo nei tranquilli week-end anconetani. Un diversivo che può costare anche qualche decina di euro: la cioccolata ormai si pesa a once, come l'oro.

Per la gioia del vostro palato e la felicità della cellulite incarnita, vi mostro alcune foto: 
golose distese di praline di ogni foggia e gusto... 




...dolci I-Phone che si squagliano in bocca e blocchi di cemento armato cioccolatifero che solo a guardarli i brufoli fanno la hola... 

... alberi di Natale con grosse e rotonde palle sberlucciocolatose, torte nuziali disgustosamente cacaose...


... e mani voraci di adulti veraci che arraffano gli ingenerosi assaggi messi a disposizione per la degustazione gratuita... ma non era per i bimbi? No, a loro la cioccolata fa venire le carie... ai grandi no!








Infine i mastri cioccolatieri all'opera con le loro creazioni... creazioni con gli stampi... neanche tanto difficili, dai...



Una foto esplicativa del carnaio di gente in giro per gli stand, alla ricerca affannosa degli assaggi ma anche dei massaggi... e già, la novità della fiera erano proprio i goduriosi massaggi (ma fatti da chi? da Mickey Rourke?) al sapor di cioccolato... chissà se la colonna sonora era quella di 9 settimane e mezzo!

I pochi acquisti dolci ma salati, tanto per giustificare la presenza... non datemi della spilorcia, considerate che costano 50 euro al chilo... 2 etti... spilorcia!


Infine, come ci si poteva perdere il classico mercatino mensile dell'antiquariato e dell'artigianato di piazza Cavour, che si svolgeva nello stesso giorno? Irrinunciabile, anche solo per un'occhiata veloce a queste chicche di vero finto modernariato... 



... o per cercare quel pezzo che fa proprio al caso nostro: dal marrone della cioccolata siamo passati disinvoltamente al marrone di una nuova mensola per il soggiorno... per fortuna non abbiamo incrociato altro marrone per strada. 

Ed ecco la mensola montata a tempo di record dal marito (incredibbile ammisci): a cosa poteva servire una mensola in casa? Ma ovvio, per metterci un po' di piante che non sapevo più dove piazzare, proprio sotto la cupola... no no, non vivo dentro al duomo, è che volevo sfruttare al meglio la luminosità del lucernaio... e voilà! Che ne dite? Ammè me piace!