domenica 23 gennaio 2011

Una matta al volante

Se, casualmente, vi capita di incrociare per strada una Grande Punto rosso accattivante, guidata da una donna riccioluta, occhialuta, e, soprattutto, con la bocca spalancata e presa da apparenti crisi epilettiche, non chiamate la neuro, per favore! 
Sono io: è tutto sotto controllo, tranne il volante.

E sì, devo proprio essere ridicola. Se mi potessi auto-incontrare (doppio senso), riderei come una pazza a vedermi, esattamente come fanno tutti quegli automobilisti che sbirciando dallo specchietto retrovisore, sghignazzano di soppiatto... per forza, vedere una tipa tutta agitata che sbraita e si dimena da sola in macchina come se stesse discutendo con qualcuno, non è normale, dopotutto. 
E invece sta semplicemente cantando e ballando... e che ci sarà di male? Sempre meglio che scaccolarsi, no?

Perché dovete sapere che da grande avrei voluto fare la showgirl, proprio come l'idolo della mia infanzia, la mitica Raffaella. Il talento non mi mancherebbe, il fisico sfortunatamente sì. 
Modesta eh? Parlo del talento, ovvio... vabbè, sarò sincera, non avrei mai potuto emulare le gesta della Carrà, in compenso posso affermare con orgoglio di essere portatrice sana del suo cavallo di battaglia: la rotazione convulsa della testa con i capelli phonati che volano nell'aere! Peccato che poi mi venga un torcicollo terribile (oltre ad essere inguardabile, perché i miei capelli, poi, non tornano nella loro posizione originale).

E così, sono costretta a sfogare le mie velleità canore in auto: ebbene sì, canto, canto a squarciagola, facendo finta di tenere in mano il microfono (da cretina, lo ammetto), mi diletto anche nel controcanto, nei cori, e ovviamente non c'è lingua che mi spaventi: anche quando non conosco le parole, e che ci vuole... le invento, come quando, infante, cantavo in un inglese tutto mio in macchina di papà. 
Potreste anche beccarmi (come è successo a qualche camionista che dall'alto si gode meglio la scena con un sorriso sibillino in bocca) mentre fingo di suonare il piano, la chitarra o il basso, oppure meglio ancora di sbatacchiare su una immaginaria batteria, strumento che vorrei tanto saper suonare insieme al basso... insomma, nella mia fantasia oltre che poliglotta, sono anche polistrumentista. In pratica, inutile dirlo, un'artista poliedrica... direi quasi da policlinico.

Vi potrebbe anche capitare di vedermi agitare parecchio: se ad esempio alla radio danno un bel pezzo dance che spacca, mi scateno senza vergogna in sbracciamenti, mulinelli, passi di hip-hop sulla pedaliera, immaginando anche una bella coreografia... il tutto con il volume a palla, ovvio, non mi faccio mica mancare niente, io! 
D'altronde, i km per andare e tornare dal lavoro non sono pochissimi, dovrò pure trovare il modo per passare il tempo, non credete?

Raramente, mi capita di non essere tanto in vena, oppure sono semplicemente assonnata, e allora mi limito a muovere testa e collo a tempo, un po' come quelle tartarughine di legno che una volta si mettevano nelle auto, con su scritto Souvenir delle Cascate delle Marmore... 
Ma onestamente, e anche deficientemente, il più delle volte sogno di stare su un palco di fronte a un folto pubblico adorante... ahimè, sogno purtroppo irrealizzabile, ormai, ma non tanto per quello che pensate voi, malfidati di prima categoria, quanto per un problema davvero insormontabile... e dove lo trovo il mio Enzo Paolo Turchi?