lunedì 31 gennaio 2011

Opponiamoci!

Proprio stamattina, tra una canzone e l'altra, ho sentito alla radio la notizia dell'attivazione del Pubblico Registro delle Opposizioni, istituito in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, a difesa di quelle persone, il cui numero telefonico compare negli elenchi, che non desiderano più essere chiamate per sondaggi di opinione, proposte di marketing, variazioni di contratto per le varie utenze (telefoniche, energetiche, ecc...).
Quindi per esercitare il proprio diritto alla privacy, basta cliccare sul sito http://www.registrodelleopposizioni.it (scusate, non ho ancora capito come rendere attivi i link grrrr, sò de coccio sò), iscriversi e inoltrare la richiesta: basta, non voglio più rotture di maroni al telefono! No, non proprio così, ci sono 5 modalità per l'iscrizione, gratuita, meglio utilizzare quelle e non nominare i maroni invano... Ah, non lo aprite tutti insieme perché è già sufficientemente intasato, ho già provato.
Dopodiché, aaaaah finalmente, non si riceveranno più certe telefonate che con odiosa insistenza, fanno primo perdere tempo, e secondo nascondono la fregatura.
Un esempio: quante volte vi hanno chiamato per signora, un breve sondaggio sulle sue abitudini alimentari? O un breve sondaggio sulle sue preferenze televisive? 
Se provate a chiedere ma breve quanto? ti rispondono ma signora, non si preoccupi, dieci minuti al massimo: non si preoccupi un corno! Non abboccate, vi tengono almeno mezz'ora, credetemi.
Quelle poche volte che sono a casa, mi beccano sempre; se ho tempo e sono particolarmente predisposta, rispondo, altrimenti chiudo con una scusa qualsiasi: la cena, i figli, o semplicemente non ho tempo, scusi. Lo scusi è d'obbligo, per me, ma solo per rispetto di chi lavora presso questi call center.  
Una volta ho acconsentito a rispondere a domande sulla qualità della vita nella mia regione, e mi sono ritrovata dopo 25 minuti a dover giudicare l'operato della giunta regionale, con tanto di preferenze politiche... che espediente subdolo! In pratica, ho risposto che adoro la mia regione e ci vivo benissimo, se non fosse per quei 4 politici di melma che rovinano tutto...
Se invece mi chiamano i vari Fastweb, Infostrada, Teletu e compagnia bella, riesco a liquidarli velocemente con un secco no, grazie, mio marito lavora alla Telecom e chiudono con la coda tra le gambe, chiedendomi loro scusa. Il fatto è che ci lavora sul serio, e se anche la maggior parte di voi penserà che la Telecom non è affidabile, preferisco dare il pane quotidiano a lui, e scusate se è poco.
Tempo fa ci stavano quasi per fregare convincendoci a cambiare l'utenza per l'energia elettrica: andando poi a sfruculiare in maniera più approfondita sul sito, e confrontando le tariffe attuali con quelle che stavano per appiopparci, abbiamo capito che per noi sarebbe stato un cambio controproducente e siamo tornati indietro appena in tempo... e per forza, ci devono pure pagare la Pellegrini, con quelle tariffe!
Quindi ammisci, se non volete più essere disturbati, inoltrate la vostra richiesta, aspettate il vostro turno e rilassatevi su Sky! ...... Come? Non avete l'abbonamento? Allora aspettate ad opporvi!!! Fatevi prima contattare telefonicamente!



domenica 30 gennaio 2011

Questione di fantascemenza

Chi non ha paura di morire?
Pur sapendo che è il normale ciclo della vita da che mondo è mondo, la paura resta lo stesso.
O meglio, è il pensiero che ci spaventa.
Fin da piccola ho avuto queste turbe esistenziali, e purtroppo l'undicenne pargolo ne è ugualmente ossessionato, soprattutto da quando i media ci hanno messo la pulce nell'orecchio (e ce l'hanno pure spalmata ben bene tutto intorno alle trombe di Eustachio) della prevista apocalisse del 21 dicembre 2012, che qualcuno collega al calendario Maya.
Ma questi Maya non avevano altro da fare? Chessò, una maya di lana... Non avevano già di cosa preoccuparsi se non delle faccende future? Mah, vedi cosa succede ad avere troppo tempo libero...
Comunque, dicevo, che il bimbo (bimbo... è alto e grosso quanto me), quasi ogni sera, prima di addormentarsi, ha bisogno di essere calmato e rassicurato... ma rassicurato de che? E se succede sul serio? Chi glielo spiega che la mamma ha detto una bugia quando invece insegna sempre che le bugie non si dicono? 
La tv in questo senso fa solo terrorismo, se pensiamo che una trasmissione su tre (anche di quelle pseudo-culturali, che a lui tra l'altro piacciono tanto) tratta spesso di questa catastrofica profezia di cui nessuno può essere certo, ma di cui descrivono inspiegabilmente scene agghiaccianti con dovizia di particolari...  ma come si fa a mettere in giro certe immagini da cardiopalma, che terrorizzano 'sti poveri bambini?
E intanto i vari Voyager, Quark, Wild, Focus e compagnia bella, sono banditi dal televisore di casa, meglio la De Filippi! Mmmm no, proprio no, allora meglio i tg..... no, neanche... meglio i Puffi, sono più saggi (tranne quel puffo là).
In ogni caso, il mio ruolo di mamma mi impone di rassicurare il mio ragazzotto, e va bene che la mamma ha sempre ragione (soprattutto la sottoscritta, ovvio), ma se malauguratamente la profezia si avvererà (e scusasse se faccio gli scongiuri ) vorrà dire che moriremo insieme, abbracciati, mentre lo sto convincendo che è tutta una invenzione...
Mio figlio comunque un'idea chiara ce l'ha: "Non voglio morire a 13 anni, e se proprio devo... mi raccomando, dammi i regali di Natale prima del 21 dicembre, così me li godo per qualche giorno!"



martedì 25 gennaio 2011

UN RACCONTO DEL CACTUS: La parodìa della Paròdia

C'era una volta un cactus a spine gialle, dal corpo verde e muscoloso, dispensatore di magnifici fiori gialli: non a caso, il suo nome era Notocactus magnificus.
Un giorno si presentò un tasso, Nomo, che disse: 

- Da oggi in poi ti chiamerai Paròdia! Paròdia magnifica! -
Il nostro Notocactus (che chiameremo Noto per fare prima) prese molto male questo cambiamento... era un maschio lui! Iniziò ad avere delle crisi di identità, e così, per trovare consigli e conforto, fece il giro di tutti i suoi amici, quelli che abitavano con lui nella Sierra Morena
Era una popolazione molto eterogenea, ma spinosa.

Iniziò rivolgendosi ad un suo simile: 
- Ciao, sei al corrente del nostro nuovo nome? -
- Certo che sì, come femmina, sono ben felice di chiamarmi Paròdia! -
Capendo di non cavarne niente di buono, le chiese se avesse visto passare il suo amico saguaro, ma lei rispose: 
- Carnegiea?? E chi era costui? -.

Affranto, si rivolse ad un
Gymnocalycium, che se ne stava lì come un pascià, bello grande, il quale appena Noto aprì bocca, gliela tappò con un secco: 
- Vattene, bello, non mi rompere i saglionis. -

Andò allora da un
Ariocarpus sardo, lo apostrofò con un confidenziale: - Ariò! -, ma lui, molto riservato, se ne stette lì tutto... confusus.

Si avvicinò verso i caudex, ed ascoltò inavvertitamente una vivace discussione tra due
Dioscorea
- Sono giù, il mio Pachypodium mi ha lasciato... -
- E ci credo, tu hai sempre voglia di
dioscorrere! -
- Beh, io
lamerei con tutta me stessa se lui mi trattasse meglio! Mi dice sempre che ho poco tatto, simile a un elephantipes in una cristalleria! -

Camminando, si imbattè in un cactus molto spinoso dai modi un po' ambigui; sembrava dell'altra sponda. Il tizio si rivolse al nostro eroe con uno strano: 
- Belu belu, hai besoño de qualcosa? - ma il nostro eroe aveva già i suoi problemi di identità e non aveva voglia di preoccuparsi anche di quelli degli altri: era una Brasiliopuntia, un cactus trans.

Si guardò intorno e si rese conto che nessuno riusciva a dargli conforto, e pensò così di provare nel quartiere delle
Opuntia, le uniche che potevano far uscire dal Cylindro(opuntia) qualche sorpresa per lui. Ma era una famiglia strana, tutta presa a lucidarsi le spine e a guardare film in dvd; in quell'istante stavano guardando "A spasso con micro-dasys" e pensò bene di non disturbarle.

Girò la testa e vide un gruppo di cactus che stava dando da matto: erano gli
Sclerocactus, tutti in cura dal dottor Titano, lo psis-canalista.
Si allontanò da quel gruppo di sclerati, quando venne avvicinato da uno strano cactus che non conosceva, con un vistoso cappello rosso, e gli chiese:
- Ma-tu... cana? - e lui: - No, io me-lo-cactus. -

Passò in quel momento una sua cara amica, molto bella ma delicata ed estremamente freddolosa, e la chiamò vivacemente: - 
Uè! belmannia! -. Lei però lo salutò in fretta abbassando il capo perché si vergognava di farsi vedere dal suo amico, in quanto si era appena alzata, non aveva trovato la spazzola e non era perfettamente... pectinifera.

Si sentì solo, rendendosi conto che ognuno si faceva i cactus propri.
Un gruppo di succulente alte e bianche erano tutte Espostoa al sole, per riscaldarsi un po' e far vanitosamente bella mostra di sé. 
Un altro gruppo di piccole Escobaria era focosamente intento a... riprodursi, tanto che non si accorsero neanche di aver fatto scappare dei Delo-sperma dal loro rifugio.
Un Ferocactus, passando vicino ad una Lapidaria, fece un gesto scaramantico e pure tutti gli altri lì vicino toccarono... fero.

Ormai, sconsolato, il nostro Noto si avvicinò ad un bancale, accanto ad un
Cumulopuntia di rifiuti, deciso ad accendere un Cereus, quando ad un tratto gli si avvicinò una piccola cactusina graziosa: 
- Ciao, mi chiamo Cintia, e tu? -. 
- Ciao, io sono Noto. - Fu un colpo di fulmine!
- Mmm, sarai pure noto, ma io non ti conosco. Sei nuovo? -
- Beh, mi hanno appena cambiato nome e sono confuso... -
- Non preoccuparti. Io mi ero illusa di rimanere l'unica nel mio genere, era un motivo di orgoglio per me. Avevo un bel nome e cognome:
Cintia knizei. Invece mi vogliono far imparentare con le Copiapoa, per niente originali... che delusione.
- Porca
Oroya, che peccato! Allora siamo in due ad essere delusi.
- Già, sei in buona compagnia - rispose
Cintia facendogli le spine dolci.

Sentendosi finalmente rincuorato, invitò
Cintia a prendere un bicchiere d'acqua concimata, e se ne andò con lei, spina nella spina, verso un nuovo futuro succulento da vivere insieme.


© Morena M.

domenica 23 gennaio 2011

Una matta al volante

Se, casualmente, vi capita di incrociare per strada una Grande Punto rosso accattivante, guidata da una donna riccioluta, occhialuta, e, soprattutto, con la bocca spalancata e presa da apparenti crisi epilettiche, non chiamate la neuro, per favore! 
Sono io: è tutto sotto controllo, tranne il volante.

E sì, devo proprio essere ridicola. Se mi potessi auto-incontrare (doppio senso), riderei come una pazza a vedermi, esattamente come fanno tutti quegli automobilisti che sbirciando dallo specchietto retrovisore, sghignazzano di soppiatto... per forza, vedere una tipa tutta agitata che sbraita e si dimena da sola in macchina come se stesse discutendo con qualcuno, non è normale, dopotutto. 
E invece sta semplicemente cantando e ballando... e che ci sarà di male? Sempre meglio che scaccolarsi, no?

Perché dovete sapere che da grande avrei voluto fare la showgirl, proprio come l'idolo della mia infanzia, la mitica Raffaella. Il talento non mi mancherebbe, il fisico sfortunatamente sì. 
Modesta eh? Parlo del talento, ovvio... vabbè, sarò sincera, non avrei mai potuto emulare le gesta della Carrà, in compenso posso affermare con orgoglio di essere portatrice sana del suo cavallo di battaglia: la rotazione convulsa della testa con i capelli phonati che volano nell'aere! Peccato che poi mi venga un torcicollo terribile (oltre ad essere inguardabile, perché i miei capelli, poi, non tornano nella loro posizione originale).

E così, sono costretta a sfogare le mie velleità canore in auto: ebbene sì, canto, canto a squarciagola, facendo finta di tenere in mano il microfono (da cretina, lo ammetto), mi diletto anche nel controcanto, nei cori, e ovviamente non c'è lingua che mi spaventi: anche quando non conosco le parole, e che ci vuole... le invento, come quando, infante, cantavo in un inglese tutto mio in macchina di papà. 
Potreste anche beccarmi (come è successo a qualche camionista che dall'alto si gode meglio la scena con un sorriso sibillino in bocca) mentre fingo di suonare il piano, la chitarra o il basso, oppure meglio ancora di sbatacchiare su una immaginaria batteria, strumento che vorrei tanto saper suonare insieme al basso... insomma, nella mia fantasia oltre che poliglotta, sono anche polistrumentista. In pratica, inutile dirlo, un'artista poliedrica... direi quasi da policlinico.

Vi potrebbe anche capitare di vedermi agitare parecchio: se ad esempio alla radio danno un bel pezzo dance che spacca, mi scateno senza vergogna in sbracciamenti, mulinelli, passi di hip-hop sulla pedaliera, immaginando anche una bella coreografia... il tutto con il volume a palla, ovvio, non mi faccio mica mancare niente, io! 
D'altronde, i km per andare e tornare dal lavoro non sono pochissimi, dovrò pure trovare il modo per passare il tempo, non credete?

Raramente, mi capita di non essere tanto in vena, oppure sono semplicemente assonnata, e allora mi limito a muovere testa e collo a tempo, un po' come quelle tartarughine di legno che una volta si mettevano nelle auto, con su scritto Souvenir delle Cascate delle Marmore... 
Ma onestamente, e anche deficientemente, il più delle volte sogno di stare su un palco di fronte a un folto pubblico adorante... ahimè, sogno purtroppo irrealizzabile, ormai, ma non tanto per quello che pensate voi, malfidati di prima categoria, quanto per un problema davvero insormontabile... e dove lo trovo il mio Enzo Paolo Turchi?



martedì 18 gennaio 2011

A denti stretti... a bocca larga

Anestetico d'effetto, radio filodiffusa, mente che vaga e quella certa strizza di quando ci si siede sulla poltrona di un dentista.


Che poi, dentista... sarà davvero un dentista questo bel ragazzo moro, non molto alto, magro, dalla voce sensuale e dalla barba incolta che mi sta mettendo le mani dentro la bocca?
Mmmm... perché mi vengono questi dubbi? eppure è uno studio dentistico, con (presunti) odontoiatri, igienisti, assistenti, chirurghi... ma non vedo nessun diploma alle pareti. 
Boh, speriamo bene, il servizio visto a Striscia evidentemente mi ha traviato, tanto da far insinuare nel mio cervello il dubbio che colui che ho di fronte, con guanti, camice, attrezzatura adeguata e facente sfoggio anche di una acuta terminologia, possa aver fatto pratica sull'allegro chirurgo... 
Ma no, dai, non pensiamoci più e togliamoci sto dente. Anzi, per il momento ci limitiamo a devitalizzarlo.


Scorre la radio in sottofondo, Polvere,  un Ruggeri d'annata, fischiettii e trapanamenti... eccolo là,  l'immancabile notiziario. 
Impedito il legittimo impedimento... Ruby e i festini a casa del viagrato.... processi per prostituzione minorile... bleah! 
E pensare che se per caso mi venisse lo sghiribizzo di rubare una gallina, mi arresterebbero senza pensarci due volte...  
Mi chiedo se sia più forte la voglia di giustizia o quella di trovare quanto prima un modo legale (perché assoldare un sicario sarebbe molto più semplice, alla fine) per devitalizzare (tanto per rimanere in tema) un premier che per "premier" dà un pessimo esempio alla società, soprattutto alle nuove generazioni... 
Ma tanto si sa, i rubagalline vanno in galera, i Rubacuori la fanno sempre franca.
Per fortuna, il pensiero che diventerà polvere anche lui, in qualche modo mi solleva. 


E i pensieri si rincorrono.. le nuove generazioni. Il mio futuro, per quanto incerto, corre ormai su binari impostati, ma i miei figli? Riusciranno mai a realizzarsi nella vita, rendersi indipendenti, fare qualcosa di buono, glielo permetteranno? 
Io intanto dico loro di studiare. Magari da odontoiatra, che a quanto pare, rende bene. Anche se, diciamocela tutta, pure studiare è diventato un bel terno al lotto.
E per non imbarcarmi in riflessioni troppo profonde a quest'ora di mattina, ingoio l'amaro. 
O sarà forse il disinfettante che mi sta applicando il bel moro?


Mi sento le labbra come quelle della Parietti dopo l'iniezione di botulino. Sciacquo, pago (ahia, altro amaro) e mi incammino verso casa attraversando il muro di nebbia che persiste da una settimana.  Per oggi ho pensato anche troppo, oltre al mal di denti mi verrà anche il mal di testa. 
Vorrà dire che andrò a rilassarmi dando un'occhiata alle mie piantine e stringendo forte forte le mie nuove generazioni.

venerdì 14 gennaio 2011

Auguri inaspettati

Un paio di mattine fa, entro in ufficio e vedo una lettera indirizzata... A ME! uaaak! incredibboli, una lettera per una semplice dipendente? 
No no, tranquilli, non era della direzione, nessuna lettera di richiamo o di licenziamento prrrrrr


E sì, non posso sbagliarmi, avrò anche sonno, ma c'è scritto proprio il mio nome sulla busta, e tra l'altro dall'elegante calligrafia capisco subito da chi proviene: è Màlleus (un nome d'arte, ovviamente), un caro ed eclettico cliente, che ha uno studio di registrazione (anni addietro lo aiutavo nella composizione delle copertine dei suoi album musicali) e un laboratorio di amanuensi... un'attività fuori dal comune! Sì, ma dentro il comune... cioè, un po' fuori le mura, ma... vabbè, lasciamo perdere.
Apro e trovo questa bellissima lettera, scritta ovviamente a mano, sennò che amanuense è? scrive in gotico in maniera perfetta.


Che ne dite, parlerà proprio di me? eheh... ma sì, mi illudo che sia così.
Ci sono davvero rimasta a bocca aperta, perché non mi aspettavo di ricevere auguri personalizzati, considerando che ai titolari invece non ha spedito una cippa! Difatti, per evitare disparità, l'ho subito nascosta in borsa, così, con nonchalance.
È stato più facile che nascondere le bottiglie di vino regalatemi l'anno scorso... anche se quasi quasi, avrei preferito quelle! 
Vabbè, per stavolta, la bottiglia per brindare, ce la metto io: cin cin, Màlleus! Proverò a realizzare tutti i miei sogni, come le grandi anime sanno fare... grazie!





mercoledì 12 gennaio 2011

Se se pole chiamà puesia...

Una dele puesie dedigate a quele amighe mie che se stavane per sposà, e che je leggevo durante j addii al nubilato... Enne puesie guliardiche, fatte per ride ma anche per piagne... eru giovane e nun c'avevo un cactus da fà!
Questa nun è la prima che ho cumposto (che parulò) 'ntè la vita mia, ce n'era 'n'antra ma nun me la ritrovo più... per ritruvalla me toccherà strabaltà mezza casa!
Notè che era pure coredata de gadget finale... 'na scicherìa! (ve sembra troppo sconcio? ma noooo, era un scherzetto)
Vulè la traduziò? ve la dago solo su richiesta! sfurzevve un po', dai, che se capisce!



A PAOLA CHE SE SPOSA

M'è arivata 'nte 'na rechia
che c'è Paola che sposa:
nun se pole dì che è vechia,
ma nun è manco una rosa.

A stu passo c'è 'rivata
dopo 8 ani, cuscì me pare,
che cò Ivà s'è fidanzata,
che ce fa, inzoma, l'amore.

Scì, che pò me l'aricordo,
tuti e dò lì a Portunovo:
lù faceva il cascamorto,
lia fra pogo facea l'ovo.

Perché a lia già je piaceva
da parecchio, e su a Peschiera:
"Vojo andà con lù” - diceva
e 'nte j ochi je se legeva.

Dopo tuti sti ani insieme,
lù è riuscito 'nte l'impresa
che a ogni omo je conviene,
lia invece se l'è presa
'nte 'l dedietro, come aviene
pe ogni donna che se sposa:
s'ha da fà un mazzo cuscì,
nun ce pò avè il mal de testa,
e se ce scappa pure un fiolì...
... eh, lì vedrai che festa.

Ma nun vojo dì più gnente
per non mettete paura;
vojo ditte solamente:
“Io te auguro che dura,
ma se nun dura ed è poghine...
... pìjate qui ste pitturine!”




lunedì 10 gennaio 2011

Le feste sono finite, andate in pace

Bilancio di quest'ultimo Natale? Che domande, un bilancio del cactus!


Cosa mi rimarrà di questo Natale? 
Innanzitutto, i canonici 3 kg in più. Che si vanno a sommare agli altri 7 già presenti ben saldi sulle cosce e sulla panza, per cui posso affermare senza ombra di dubbio che mi rimarrà la ciccia, ma anche il conto del dietologo (o per essere più trendy, del nutrizionista); mi rimarrà una bella serra nuova per le mie piante grasse con cui invadere il balconcino della camera di mia figlia, un nuovo portafoglio con tante piccole tasche in cui sistemare le tessere sanitarie della famiglia e le innumerevoli tessere dei supermercati; mi rimarranno tanti bei giochi da sistemare, che si vanno a sommare agli altri già sparsi per la casa dalla cantina al bagno; una console per giochi elettronici attaccata ad ogni televisore; il Monopoly che ho sempre odiato in gioventù e che sta scatenando l'avidità di una bambina di quasi 8 anni; ultimo, ma non ultimo per importanza, un dente rotto e un mega conto del dentista... dente che però, mannaggia a lui (e sì che ci speravo) non mi ha impedito di accumulare quei fatidici 3 kg in più di cui sopra.

Ma in fin dei conti, posso lasciarmi alle spalle un natale sereno, come sempre... per fortuna. Rilassato, senza problemi... per fortuna. Fossero così anche i natali futuri, ci metterei la firma! 
Se ripenso ai sorrisi sui volti dei miei figli, felici davanti al pacco di babbo Natale o mentre contano avidamente gli spiccioli vinti durante le tradizionali bische in famiglia, o entusiasti nel preparare gli addobbi natalizi, o mentre aspettano trepidanti la mezzanotte per posizionare la statuetta di Gesù nel presepio, o quando si abbuffano a quattro ganasce di panettone e torrone... tutto il resto passa in secondo piano (beh, quest'ultima cosa potrebbe però far aumentare il conto del dentista e del dietologo... mmm).


È per questo che rimango male di fronte alla velata tristezza che leggo tra i frequentatori di internet. Gente che passa il capodanno da sola, in compagnia di una bottiglia di vino, di un panino al fast-food, del pc e di se stessa. Dice di stare bene, ma io invece percepisco (chissà se a torto o a ragione) malinconia a palla e solitudine deprimente. 
Io che sono abituata a trascorrere le feste sempre in chiassosa compagnia, fin da bambina, non posso soffermarmi a pensare che un giorno potrei trascorrerle da sola. Onestamente, ed egoisticamente, mi auguro che sia talmente lontano quel giorno, da non poterlo neanche immaginare all'orizzonte.
Mi rendo conto ovviamente che, per cause di forza maggiore e non per scelta, in certi casi sia inevitabile che succeda, ma stavo riflettendo su altro... sul nostro rapporto col web, ad esempio.
Non è che noi, fruitori di questa rete che ci collega tutti e nessuno, a forza di dare sempre maggior peso alla vita virtuale, tendiamo col tempo a trascurare quella reale? 
Io me lo domando spesso... sarà una riflessione frequente, penso. 
Prevenire è meglio che curare!

martedì 4 gennaio 2011

Il grande sonno succulento

La stagione invernale è in pieno svolgimento, le piante grasse sono tutte al riparo da pioggia e freddo (all'incirca) ed hanno rallentato fino quasi a fermarla, la loro attività vegetativa... ma uno sguardo alla serra si dà sempre, anche d'inverno, per cogliere al volo eventuali problemi: marcescenze, scottature, ospiti indesiderati che non se ne vanno neanche col freddo (sgrunt). Aggiungi un posto a tavola, si dice...


Approfittando di una giornata senza pioggia, ma anche senza sole (e si vede dalle foto, tutte sfuocate! oltre che fatte di fretta... okkei, vi prometto che col tempo vedremo le piante nel dettaglio), ho piacevolmente trascorso un'oretta in compagnia delle mie amiche spinose... per gli appassionati, è un gran bel passatempo, credetemi!
Purtroppo sono foto appena antecedenti la storica nevicata del 14 dicembre: da quel giorno, il freddo si è fatto davvero pungente, e il gelo ha rovinato alcune succulente che tengo sempre in bella vista sul balcone. A primavera dovrò fare la conta dei morti e dei sopravvissuti... e si farà spazio per nuove amiche!

Come già detto in precedenza, tengo le mie 280 circa piante grasse nei 3 balconi a disposizione: il giardinetto, esposto a nord, rimane troppo in ombra, oltre ad essere già bello folto. Due dei tre balconi invece risultano abbastanza assolati, tranne quello della cucina dove sono costretta a tenere le succulente a foglia, le non spinose: non disdegno l'assenza di spine, ma ne apprezzo invece le forme e la capacità ornamentale. 

Nella serretta piccola (che verrà presto rimpiazzata dalla nuova serra di babbo natale -uauuuu-) ci sono agavi, opuntie, astrophytum (a proposito, devo aumentarne la collezione), ferocactus ed altre succulente bisognose di sole:


(scusate gli antiestetici elastici In primo piano, oltre alla visione di una pereskia un po' depressa... spero si rifaccia viva in primavera)


Non ridete sotto i baffi, sono cosciente che sono piante ancora giovani, devono crescere, allargarsi ed allungarsi e molte sono frutto di talee o polloni. La pazienza è la virtù dei forti, si dice...

La serra delle succulente "ombrose", con alcuni nuovi acquisti dicembrini (aum aum)



Lo "squarcio" di un ripiano


e il mio amato trespolo ricadentofilo (con annesso sfondo stendinofilo)


E passiamo ora alla Sierra Grande... qui vive la maggior parte delle mie spinose. Come sopra, molte sono giovani e piccole talee (onde per cui la quale... prrr)

Grazie alla mia vena romanticona, non può mancare una vista al tramonto: veduta mozzafiato sulle case e le antenne di fronte...


Un'occhiata veloce all'interno, con le piante in ordine sparso:

(notare il grande e sofisticato termometro interno, degno della migliore stazione meteorologica)





Infine, uno sguardo velocissimo (causa foto oscene) alle piante delicate ricoverate in casa: si trovano davanti o sotto lucernai, quindi buona luce anche se mancanza di sole diretto; la temperatura della casa si aggira su massimo 20° ma purtroppo non ho la possibilità di un vano ad una temperatura intermedia tra quella esterna e quella interna... chi s'accontenta gode, si dice...




 (ben visibile il... dito di polvere sulla mensola! beh, come attenuante ho che si trova a 7 metri da terra fiuuu fiuuu)



E per ora è tutto. Attendo con ansia l'arrivo della primavera, quando saranno tutte fuori a godersi il sole e l'aria tiepida, e mi regaleranno (la speranza è l'ultima a morire, si dice) fioriture spettacolari.

lunedì 3 gennaio 2011

Esercizi de gramatica

Mi fjolo stà a fà un esercizio sui nomi derivati:
"Mamma, ma teiera da 'ndò deriva?........ da teja???"